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admin

Monte Cimone d'Arsiero

Monte Cimone di Tonezza: guerra di mine – 24/03/2019

By | Escursioni

Una mina gigantesca che fece esplodere e mutò per sempre l’aspetto del Monte Cimone.
Visiteremo la cima e gli avamposti per una giornata indimenticabile tra gallerie e trincee.

Caratteristiche escursione

alcuni parametri relativi all’uscita proposta
Tipo escursione

escursione breve

Durata

giornaliera

Difficoltà

facile

Dislivello

350 m

Ritrovo

ore 09:30 presso il parcheggio sulla destra appena arrivati a Tonezza del Cimone.

 

Riferimento Google Maps

Via Guglielmo Marconi, 9, 36040 Tonezza del Cimone VI

Programma

Svolgimento dell’escursione

Un sentiero che ci farà entrare negli eventi del 1916 quando queste terre sono state occupate dall’esercito austro-ungarico.
L’escursione sul Monte Cimone d’Arsiero è una bellissima camminata che ci farà vivere molte emozioni.
Saliremo fino all’ossario dov’è previsto il pranzo al sacco.
Visiteremo anche la zona sommitale con le sue trincee e gli osservatori restaurati quindi, tempo permettendo scenderemo verso gli avamposti e la galleria elicoidale di Cima Neutra.
Rientreremo quindi agevolmente alle macchine.

Prevedere pranzo a sacco

Materiale obbligatorio

Materiale e/o attrezzatura minima da avere con se per partecipare all’escursione

Per questa escursione sul Monte Cimone di Tonezza servono scarponcini da montagna, pantaloni lunghi, indumenti caldi, berretto e guanti.
Vestirsi a cipolla.
Per conoscere il tempo previsto potete anche consultare il sito dell’ARPAV.

ACCESSORI CONSIGLIATI:
The, frutta secca

Costo

15€ comprensivi di guida

Ragazzi sotto i 18 anni: 10€

Guide: Giulio Nicetto Accompagnatore di Media Montagna

Prenotazione obbligatoria

Entro le ore 18:00 del giorno prima

La prenotazione è richiesta per gestire al meglio anche la parte di logistica e organizzazione.
Fino ad esaurimento posti.
Telefono: 3402216433 oppure inviando una mail a info@giulionicetto.it

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escursione con degustazione

Escursione all’Eremo di San Donato con degustazione in cantina – 23/03/2019

By | Escursioni

Andremo alla scoperta delle bellezze del territorio con un escursione rilassante ed appagante.
Al termine ci recheremo presso Villa Piovene Porto Godi dov’è prevista una buonissima degustazione di vini.

Caratteristiche escursione

alcuni parametri relativi all’uscita proposta
Tipo escursione

escursione

Durata

giornaliera

Difficoltà

medio/facile

Dislivello

360 m

Ritrovo

ore 09:30 presso parcheggio di fianco alla scuola elementare di Villaga (di fronte Trattoria Sabrina)

 

Riferimento Google Maps

Trattoria Sabrina Villaga, Via G. Verdi, Villaga, VI

Programma

Svolgimento dell’escursione

Per questa bellissima escursione nel cuore dei Colli Berici partiremo dal centro di Villaga.
Saliremo addentrandoci subito tra la rigogliosa vegetazione dei colli, filari di vigneti e bellissimi versanti con coltivazioni di ulivo.
Raggiungeremo ben presto l’assolato Eremo di San Donato da dove ci gusteremo il panorama sulla pianura.
Ripartiremo dopo una breve pausa addentrandoci su altri sentieri che molto dolcemente ci condurranno su un altro punto panoramico.
Cominceremo quindi a ridiscendere verso Villaga.
Un dolce sentiero in discesa ci condurrà fino al punto di partenza.
Prenderemo quindi le macchine per recarci alla Villa Piovene Porto Godi dove ci attenderà un’ottima degustazione di vini e di prodotti tipici.

Materiale obbligatorio

Materiale e/o attrezzatura minima da avere con se per partecipare all’escursione

Per questa escursione all’Eremo di San Donato servono scarpe possibilmente alte (che coprano la caviglia) o scarpe da ginnastica con buon grip (ben tassellate), pantaloni lunghi, vestiario adeguato.
Per conoscere il tempo previsto potete anche consultare il sito dell’ARPAV.

ACCESSORI CONSIGLIATI:
The, frutta secca.

Costo

15€ comprensivi di guida + 10 € di degustazione

Ragazzi sotto i 18 anni: 10€

Guide: Giulio Nicetto Accompagnatore di Media Montagna

Prenotazione obbligatoria

Entro le ore 18:00 del giorno prima

La prenotazione è richiesta per gestire al meglio anche la parte di logistica e organizzazione.
Fino ad esaurimento posti.
Telefono: 3402216433 oppure inviando una mail a info@giulionicetto.it

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Zecche: cosa fare in caso di puntura?

By | Blog, Consigli utili
CONSIGLI UTILI

Zecche: un insetto pericoloso!

Per un escursionismo consapevole

Cos’è la zecca?

La zecca, limitando le argomentazioni a quella dei boschi (Ixodes ricinus), è un artropode appartenente alla classe degli arachnidi: per intenderci la stesa di acari, ragni e scorpioni.
Questo piccolo animale di dimensioni molto ridotte (da pochi millimetri ad 1 centimetro a seconda della specie e dello stadio di sviluppo) vive come parassita: necessita infatti di un ospite da cui nutrirsi prelevando forzatamente del sangue.
La sua forma è tondeggiante, leggermente allungata; il capo non è distinguibile dal corpo ed è dotato di un forte apparato boccale (chiamato rostro) con il quale riesce a penetrare la cute dei suoi ospiti.
Le zecche sono uno degli animali più pericolosi presenti nelle nostre zone in quanto possono trasmettere delle malattie che possono portare, nei casi più gravi, alla paralisi ma anche alla morte.

Dove vive?

La zecca la troviamo bene o male in tutto il mondo; ne esistono infatti molte specie: circa 900.
In Italia le specie più rilevanti per l’aspetto sanitario sono appunto Ixodes ricinus (zecca dei boschi) e Rhipicephalus sanguineus (zecca del cane).
L’habitat preferito da questi animaletti sono zone arbustive, incolte e non, con un microclima prevalentemente umido senza però purtropop poter escludere le zone con copertura più rada e clima più caldo.
La loro presenza sul territorio dipende poi dalla disponibilità di ospiti da parassitare: ecco che nelle nostre montagne, colline o campagne, prati, pascoli e boschi possono essere l’ambiente ideale per la loro presenza.
Le zecche si appostano all’estremità dei fili d’erba o dei rami aspettando che passi un ospite; rilevando la presenza di un animale o dell’uomo grazie all’anidride carbonica e/o al calore emesso, passano sull’ospite per poi conficcarvi il rostro.

zecca

Perché è pericolosa?

Parlando di pericolosità della zecca è fondamentale, in primo luogo, capire quali sono le malattie che si possono contrarre.
Le più frequenti sono:

  • la Malattia di Lyme (o Borelliosi);
  • la TBE (o encefalite da zecca).

La Malattia di Lyme può presentarsi solitamente da qualche settimana dopo il morso fino ad anche un mese ed i suoi sintomi possono durare anche anni.
Si manifesta solitamente con un eritema rosso, migrante, di forma circolare; possono essere presenti anche febbre, dolori muscolari, mal di testa, sensazione costante di stanchezza e, nel peggiore dei casi, anche problemi neurologici o di natura cardiaca.
La TBE invece è una malattia più subdola: nel 70% dei casi si rileva un’infezione asintomatica.
Nei restanti casi, entro pochi giorni dal morso e fino ad un mese, potranno manifestarsi dapprima sintomi simili a quelli legati al Morbo di Lyme e poi, dopo una fase di latenza di un paio di settimane, disturbi più importanti afferenti il sistema nervoso centrale.

E’ giusto però dire che queste patologie vengono trasmesse da zecche infette e fortunatamente non tutte le zecche presenti nei nostri territori sono portatrici di queste malattie!

Come posso evitare di essere punto dalla zecca?

La dimensione e la vasta distribuzione delle zecche non aiuta di certo.
Ci sono però delle regole di base da seguire per evitare di essere punti.
Eccone qualcuna:

  • evitare i terreni incolti o con erbe alte soprattutto nel periodo di maggior attività di questo animale che va da marzo fino ad ottobre
  • indossare esclusivamente pantaloni lunghi e coprire prevalentemente le estremità inferiori
  • utilizzare indumenti di colore chiaro così da facilitarne l’individuazione prima che arrivino alla cute
  • effettuare un controllo visivo frequente: sia su noi stessi che sui nostri compagni di escursione
  • al termine dell’escursione effettuare un nuovo controllo visivo reiterandolo anche in doccia
  • se in macchina abbiamo un cambio completo, scuotere gli indumenti che ci siamo appena tolti e riporli in un sacchetto il più possibile mantenendolo isolato dal resto dell’attrezzatura e del materiale; una volta arrivati a casa metterli subito a lavare
  • prima dell’escursione avere cura di trattare i nostri amici a 4 zampe con sostanze acaro-repellenti

Ad oggi sono anche disponibili nei negozi specializzati, specifici prodotti repellenti.

Pinzette rimuovi zecche

Cosa fare in caso di puntura?

Se veniamo punti da una zecca la prima cosa da fare è mantenere la calma: nessun allarmismo ma TEMPESTIVITA’!
In caso di rimozione dell’animale nelle prime 24 ore dal morso possiamo già ridurre del 90% la possibilità di contagio (che avviene attraverso il rigurgito della saliva dell’animale nel nostro organismo).
Ecco ora le poche e semplici regole da seguire:

  • utilizzando un apposita pinzetta (quella per le ciglia non va bene!), cercare di afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute; imprimiamo un leggero movimento rotatorio e la zecca verrà rimossa facilmente
  • dopo l’estrazione disinfettare la cute
  • assicurarsi di aver rimosso anche il rostro (in caso negativo recarsi al pronto soccorso per essere estratto con un ago sterile)
  • distruggere la zecca: se possibile bruciarla
  • cominciare a tener monitorato il proprio stato di salute e le eventuali manifestazioni
  • informare il proprio medico curante

Cosa invece non bisogna assolutamente fare?

  • mai usare olii, acqua a qualsiasi altra sostanza liquida per tentare di rimuovere la zecca; pensando di affogarla ne stimoleremo invece il rigurgito, aumentando potenzialmente le probabilità di contagio
  • nel rimuovere l’animale non schiacciarne mai il corpo
  • evitate di toccare la zecca con le mani nel tentativo di rimuoverla

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processionaria

La processionaria: imparare a conoscerla per difendersi!

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CONSIGLI UTILI

Processionaria: un pericolo da evitare!

Per un escursionismo consapevole

processionaria

Cos’è la processionaria?

La processionaria (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto: precisamente un lepidottero della famiglia Notodontidae.
Vive comunemente anche nei nostri territori e la sua fama è purtroppo legata alla sua pericolosità.
E’ uno degli insetti più distruttivi delle nostre foreste e prende il suo nome dall’abitudine caratteristica di muoversi in fila, formando una vera e propria “processione”.
La processionaria è un insetto pericoloso sia per l’uomo che per i cani: anche il solo contatto può infatti provocare gravi lesioni!

Dove vive?

L’areale della processionaria si estende dall’Europa meridionale, all’oriente e fino a giungere anche all’Africa settentrionale.
L’insetto colpisce poi più facilmente il pino nero, senza però disdegnare in qualche caso anche pino silvestre, larice e cedro.
Mentre d’estate la processionaria la trascorre come bozzolo sotto circa 15 centimetri di terra, nel mese di agosto le falene cominciano ad emergere dal terreno per cercare la pianta giusta per deporre le uova. Le prime larve nascono circa dopo 4 settimane.
Malgrado le dimensioni siano veramente molto modeste (1-3cm) la potenti mandibole riescono già ad incidere i duri aghi del pino.
Non appena spolpato il ramo si muovono verso un nuovo nutrimento.
Ad ottobre costituiscono poi un nido, simil seta, in cui si rifugeranno l’intero inverno.
In primavera poi la processionaria riprende l’attività (solitamente da marzo ad aprile), formando le file che tutti noi conosciamo, per andare alla ricerca del luogo adatto per tessere il bozzolo.
Una volta interrata la crisalide può restarvi per un mese ma di frequente questo periodo può prolungarsi anche per più anni.

Procesionaria del pino

Perché è pericolosa?

La processionaria è pericolosa perché i suoi peli, quando si trova nello stato di bruco, sono fortemente urticanti.
Sia per l’uomo sia per i nostri amici a 4 zampe.
Nell’uomo, se i peli della processionaria entrano a contatto con la nostra pelle, avviene il rilasci di istamina; nel caso più lieve ci sarà una reazione urticante mentre per casi più seri potrà subentrare anche lo shock anafilattico!
E’ assolutamente da evitare il contatto dei peli con occhi, mucose (ingestione) o con le vie respiratorie.
Nel caso del cane invece, il contatto provoca una vera e propria necrosi del tessuto cellulare.
Ecco qualche sintomo per riconoscere se il nostro cane è entrato a contatto con i peli della processionaria:

  • salivazione acuta
  • ingrossamento della lingua
  • perdita di vivacità
  • vomito e/o diarrea
  • rifiuto del cibo
  • febbre
  • necrosi dei tessuti

Come posso evitare di imbattermi nella processionaria?

Sicuramente la prima indicazione è quella di cercare di evitare le zone dove, in precedenza, abbiamo già avuto modo di notare il nido di questi insetti.
Chiaramente, come detto anche nei paragrafi precedenti, il periodo più a rischio è quello compreso tra la primavera e l’estate.
Cercate quindi di evitare le zone in cui il pino nero è presente con maggior frequenza.
Se vi muovete con il vostro amico a 4 zampe tenetelo al guinzaglio e fate molta attenzione a dove leccano ed annusano.
Se vedete una fila di processionarie evitate di pestarle: i peli verrebbero inevitabilmente dispersi nell’aria con anche una possibile amplificazione dell’effetto di contatto.

nido di processionaria

Cosa fare in caso di puntura?

Innanzi tutto la prima cosa da fare è risciacquare il prima possibile la parte venuta a contatto con i peli della processionaria.
Se il problema riguarda l’uomo li consiglio è di chiamare il 118 o il medico: sapranno guidarvi nelle successive fasi dell’eventuale terapia.
Se il problema invece si manifesta sul vostro cane, indossate dei guanti e fate dei lavaggi, sulla parte interessata, con acqua e bicarbonato; anche acqua può andare bene. La mossa successiva sarà però recarsi con la massima urgenza da un veterinario.

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Ciaspolata sulla neve

Le 5 regole di base per un escursione sulla neve in sicurezza

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Montagna e neve: un bellissimo connubio ma attenzione!

Per un escursionismo consapevole

Ciaspolata sulla neve

Escursioni in montagna con la neve?

La montagna in inverno se è coperta da una bella coltre di neve ha sicuramente il suo fascino.
La neve è attesa da tutti: grandi e piccini che o sugli sci o con le ciaspole o con le slitte, non vedono l’ora di potersi divertire!
Quando ci si muove in montagna però è sempre buona norma avere in mente cosa vogliamo fare e soprattutto porsi la domanda “posso farlo“?
E’ giusto infatti, ogni qualvolta si prevede di uscire dalle aree controllate, capire che rischi troveremo.
Le valanghe infatti non perdonano! A volte cadono anche su percorsi in cui non ci saremo mai immaginati!
Approfondiamo allora un pochino la tematica…

Cose da sapere su neve e valanghe

Anche se siamo abituati a credere che la neve sia solo neve, in realtà questo materiale è in continua evoluzione: metamorfismo costruttivo e distruttivo fan si che all’interno del manto nevoso siano presenti vari strati, ognuno con determinate caratteristiche fisico-meccaniche: alcuni a più debole coesione altri a forte coesione.
I pendii coperti dalla neve possono essere poi suddivisi secondo l’inclinazione: la frequenza più alta di caduta di valanghe la si ha dai 25 ai 45°.
Ciò non vuol dire affatto però che sopra o sotto tali inclinazioni le valanghe non si generino!
Vi sono molti fattori che influenzano il manto nevoso e la probabilità della caduta di valanghe.
Alcune di queste si staccano spontaneamente (solitamente su pendii molto acclivi) altre per sovraccarichi.
Questi fenomeni poi possono essere di piccole o grandi dimensioni; una valanga definita “piccola” ( lunghezza minore di 100 m e volumi inferiori ai 1000m³) può tranquillamente seppellire ed uccidere una persona.
Sulla neve quindi…vietato scherzare!

Le regole di base per un escursione in sicurezza

Detto che il pericolo zero non esiste neanche dentro le mura domestiche, vediamo quelle che sono le regole da adottare per valutare al meglio un escursione:

  1. informarsi, se possibile, circa l’evoluzione del manto nevoso nell’ultimo periodo;
  2. consultare i Bollettini Valanghe (Veneto, AINEVA) emessi dagli organi preposti;
  3. programmare l’itinerario (se le condizioni lo permettono) in funzione della scala di pericolo ed in funzione della propria preparazione; non dare per scontato che i sentieri “estivi” siano transitabili;
  4. dire sempre a qualcuno dove andiamo e che tempistiche prevediamo;
  5. portare sempre con se il cellulare carico o con il power bank ed installate l’applicazione GeoResQ; usate per ogni attività la giusta attrezzatura.

Nel caso in cui non abbiate un ottima conoscenza della neve e delle sue dinamiche è assolutamente sconsigliato muoversi al di fuori delle strade battute.
Già in caso di MODERATO pericolo valanghe (grado 2) serve una valutazione locale su eventuali zone pericolose.
Se non siete sicuri chiedete alle guide di zona (potete consultare l’albo all’interno del sito del Collegio Regionale Guide Alpine Veneto o nei reciproci collegi d’appartenenza).
Sono persone che in montagna vivono la maggior parte del tempo della loro giornata e saranno sempre disponibili a darvi preziose indicazioni utili.

Tre Cime di Lavaredo in inverno

Tiriamo un po’ le somme…

Spero di avervi sensibilizzato sul fatto che sulla neve bisogna veramente prestare attenzione a quel che si fa!
Per se ma anche per gli altri che potrebbero essere coinvolti involontariamente da un evento da voi generato.
Credo che umiltà sia una parola che in questo contesto ci voglia!
Bisogna essere umili e saper dire “no, non so…quindi non rischio“.
Umili perché a volte anche i migliori possono essere tratti in inganno.
Umili e tornare a casa per aver la possibilità di rifare quella gita quante altre volte vorremo.

Ciaspolata sulla neve
Rifugio Lavaredo

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Rifugio Città di Carpi

Rifugio Città di Carpi

By | Rifugi

Piccolo ed accogliente.
Un vero angolo di paradiso ai piedi dei Cadini di Misurina.

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Cadini di Misurina

Altezza

2110 m

Pernotto

22 posti letto

Copertura cell

assente

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Città di Carpi è uno di quei luoghi a cui non posso proprio rinunciare.
Piccolo, intimo, accogliente: quando si varca la soglia e si entra in questo incanto si respira un atmosfera quasi surreale.
I gestori, Rodolfo e la sua famiglia, sono veri montanari: gente schietta ma vera!
La struttura offre 22 posti letto ed eventualmente ulteriori 8 in caso di emergenza.
Le dimensioni contenute e la posizione al di fuori dei percorsi più conosciuti ne fanno un luogo idilliaco.
Ardite cime svettano dietro il profilo del suo tetto ed i tramonti che potrete gustare dalla terrazza saranno indimenticabili!
I panorami vi avvolgeranno coì da rendere quasi impossibile il salutarlo senza fare una lacrimuccia.

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Il Rifugio Città di Carpi offre buonissimi piatti casalinghi.
Rispecchiano in pieno il classico stile dei rifugi a cui non si può rinunciare!
Nelle giornate affollate meglio arrivare presto!…dal primo al dolce non si più rinunciare!

Altre info utili

Altre informazioni

Il rifugio è una vera chicca.
Piccolo e “coccolo” ha mantenuto quasi inalterato il gusto del vero rifugio di montagna!
Potete usarlo come punto di arrivo per le vostre escursioni o come punto d’appoggio per intraprendere i più selvaggi sentieri che si inerpicano nelle forcelle dei Cadini di Misurina.
Per info e dettagli andate direttamente al sito del rifugio cliccando qui.

Contatti

Contatti

tel. rifugio:  0435 39139
mail: rifugiocarpi@libero.it
sito: www.rifugiocittadicarpi.com

Rifugio Capanna Cervino

Rifugio Capanna Cervino

By | Rifugi

Rifugio Capanna Cervino: un luogo incantevole per scoprire il ramo settentrionale delle Pale di San Martino e la Val Venegia.

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Pale di San Martino

Altezza

2084 m

Pernotto

20 posti letto in bellissime camere

Copertura cell

totale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Capanna Cervino è una bellissima struttura incastonata tra le montagne più belle delle Pale di San Martino.
Comodissima a Passo Rolle, costituisce un punto d’appoggio naturale a chi vuole fare il giro della Val Venegia o, con una due giorni, visitare anche i laghetti di Colbricon.
A due passi anche da Baita Segantini e da Malga Juribello…cosa volete di più???
La struttura è molto accogliente ed i proprietari gentili e disponibili.
Tutto l’ambiente è molto particolare: il legno la fa da padrone tanto che sembra ancora un rifugio d’altri tempi.
Se programmate delle escursioni in Val Venegia o attorno a Passo Rolle non potete non mettere in preventivo di dormire una notte al Rifugio Capanna Cervino: una volte che vedrete le stanze non vorrete più andar via!

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Al Rifugio Capanna Cervino si mangia molto bene.
Il menù propone i classi piatti tipici ma anche pietanze che accontentano tutti.
Il servizio è ottimo: preciso e veloce!
I dolci sono fatti in casa quindi…dovete assolutamente provarli!

Altre info utili

Altre informazioni

Il rifugio è aperto sia in stagione estiva che in stagione invernale.
Durante i periodi di alta stagione è opportuno prenotare per tempo.
Anche se dovete mangiare è meglio se chiamate prima avvertendo del vostro arrivo; in caso di buon innevamento sciatori e ciaspolatori non mancano!

Contatti

Contatti

cell.: 340 0747643
tel. rifugio:  0439 769095
mail: info@capannacervino.it
sito: www.capannacervino.it

Rifugio Vincenzo Lancia

By | Rifugi

Il Rifugio Vincenzo Lancia è uno di quei luoghi in cui si respira ancora l’atmosfera del vero rifugio di montagna.
Accogliente ed caratteristico vi accoglierà a braccia aperte!

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Pasubio

Altezza

1825 m

Pernotto

60 posti letto

Copertura cell

parziale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Vincenzo Lancia è uno di quei luoghi in cui il tempo si è fermato.
L’ospitalità e la posizione dello stesso infatti mi fanno sempre ripensare ad un’atmosfera un po’ retrò.
Se cercate relax, itinerari stupendi ed un po’ di tranquillità, il rifugio e questa zona del Pasubio non potete perdervela!
La salita può essere fatta da varie direttrici: dall’Alpe Alba, dalla classica strada militare o, verso ovest, dal Monte Corno Battisti e quindi da Monte Testo.
Itinerari incredibilmente belli e ricchi di fauna, colori e paesaggi mozzafiato.
Anche la salita al Col Santo e Col Santino meritano: ma potete anche affrontarle dopo esservi fermati a pernottare.
Pernottare e vivere l’atmosfera del Rifugio Vincenzo Lancia per me è stata piacevolissima!
Non vedo già l’ora di tornarci!

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

La gestione familiare del rifugio assicura una buonissima cucina casalinga fatta da piatti tipici.
Assolutamente da gustare!
In inverno il Rifugio Vincenzo Lancia è un ottimo punto d’appoggio (aperto nei weekend) anche per gustarsi un ottima cioccolata calda o un buon brulè.

Altre info utili

Altre informazioni

Il rifugio è un ottimo punto d’appoggio sia per chi vuole visitare la magica Alpe Alba e lo storico Monte Corno Battisti sia per chi vuole spingersi verso la zona sommitale del Pasubio senza percorrere i più classici itinerari come la Strada delle 52 Gallerie o la Strada degli Eroi.
In inverno è necessario verificare l’apertura con il rifugista; solitamente il rifugio è aperto durante le vacanze natalizie e nei weekend.
Dal Rifugio Vincenzo Lancia sia in estate che in inverno (condizioni permettendo – non è affatto scontato) è possibile arrivare anche al Rifugio Achille Papa.

Contatti

Contatti

cell.: 347 1600846
tel. rifugio: 0464 868068
mail: info@rifugiolancia.it
sito: www.rifugiolancia.it

Come fare lo zaino?

By | Blog, Consigli utili
CONSIGLI UTILI

Le regole di base per uno zaino perfetto!

Organizzazione degli spazi e leggerezza.

Castel di Moschesin

Il compagno di mille avventure

Per chi frequenta la montagna lo zaino è ormai un qualcosa di indissolubile.
Un compagno fedele a cui affidarsi in ogni escursione o trekking.
Anche se tutti noi l’abbiamo indossato almeno una volta nella vita, organizzarlo e portarsi le cose necessarie per le attività previste non è così banale.
Vediamo allora le due regole di base per fare lo zaino a regola d’arte.

Organizzazione

Quando camminiamo sui sentieri per ore o qualche giorno l’organizzazione dello zaino è fondamentale.
Avere le cose sparse o non riposte nel giusto modo infatti a volte fa perdere un sacco di tempo.
Il primo principio da seguire è di mettere le cose che meno usiamo verso il fondo: sacco a pelo, cambio per la notte, ciabatte…tutto quello che sapremo di usare solo la sera va riposto alla base.
Poi vengo le cose di medio utilizzo: fornellino, viveri e quant’altro.
Sopra vanno invece gli indumenti che possiamo indossare quando arriviamo in vetta, i guanti se fa fretto e solitamente acqua e frutta secca.
Se lo zaino dispone di tasche laterali fate attenzione a distribuire bene i carichi: la vostra schiena ringrazierà.
Infine, oltre ad un copri zaino per le giornate uggiose, vi consiglio di mettere il vestiario dentro a dei sacchetti di plastica: ciò vi permetterà di mantenerli asciutti anche se il copri zaino dovesse venir meno.

Solo il necessario

La vita in città molto spesso ci porta a ritenere essenziali molte cose che invece non lo sono.
La montagna in questo aiuta…per i trekking e le vostre uscite allenatevi a portare con voi solo lo stretto necessario.
Scoprirete che la semplicità è un ottima compagna di vita.
Se dovete camminare per uno o più giorni l’essenziale è costituito da un piccolo beauty per l’igiene personale (mi raccomando: solo prodotti biodegradabili naturali), il cambio dei vestiti e dell’intimo, indumenti anti pioggia, il necessario per bere e mangiare e qualcosa per comunicare con il mondo esterno in caso di necessità.
Più saprete essere essenziali e più il vostro cammino si farà leggero e la vostra esperienza indimenticabile.
Uscire dall’abitudine rende liberi!

zaino
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Cosa sono i ramponi, i ramponcini (o catenelle) e le ciaspole?

Ognuno dei materiali summenzionati è un valido ausilio per chi la montagna la frequenta anche d’inverno.
E’ giusto però sapere che ognuno di essi ha un uso ben preciso.
Uso che, se non effettuato correttamente, può esporre l’escursionista a rischi veramente elevati.
La montagna infatti non fa sconti e se non la si consce bisogna vere l’umiltà di desistere o chiedere a chi ne sa di più.
Ecco allora queste brevi righe per capire come usare i vari materiali in funzione dell’attività che andiamo a fare.

I ramponi

Quando si parla di ramponi si intende un attrezzo che trova applicazione nella pratica dell’alpinismo.
Sono generalmente costituiti da più punte metalliche tenute assieme da una leggera intelaiatura di metallo o da cinghie.
Di ramponi ne esistono molti tipi: da ghiaccio con due punte frontali o mono punta, più leggeri per un alpinismo non legato al mondo del verticale, con attacco rapido o semi automatico…
Come potete ben capire ce ne sono veramente molti modelli.
La cosa però fondamentale è che il loro uso è riservato a chi pratica l’alpinismo; vengono impiegati quindi su pendii ripidi, molto spesso in abbinata con le picche (o picozze) e sono attrezzi che necessitano di una formazione specifica.

I ramponcini (o catenelle)

Il principio costruttivo dei ramponcini (volgarmente detti anche catenelle) è lo stesso dei ramponi.
Punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate.
Rispetto ai fratelli maggiori però ciò che fa la differenza sono la grandezza delle punte (solitamente di dimensioni che non superano il mezzo centimetro) ed il sistema d’aggancio.
Questi due fattori fan si che l’impiego di questi materiali sia limitato ad un terreno prettamente pianeggiante o con pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino tratto troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da delle cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la vostra stabilità.

Ramponcini

Le ciaspole

Se l’utilizzo dei ramponi e ramponcini sono legati al mondo del ghiaccio o terreno ghiacciato, le ciaspole sono invece un attrezzatura che più si confà al mondo della neve: meglio ancora se è fresca.
Le ciaspole infatti sono costituite da una parte basculante dove lo scarpone viene agganciato e da una base più estesa, a formare come uno sci corto e largo che evita al ciaspolatore di affondare sulla neve.
Anch’esse nella parte inferiore sono dotate di piccole punte d’acciaio e da punte frontali montate anteriormente alla base basculante dell’attrezzo.
Ciò ne consente l’utilizzo anche nei tratti ghiacciati e su terreni innevati con pendenze moderate.
L’ingombro di quest’attrezzo però non è da sottovalutare: come si fa con le pinne bisogna, nei cambi di direzione e soprattutto in “retromarcia” fare molta attenzione.

ciaspole - racchette da neve
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