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Escursionismo: come leggere una cartina topografica

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Cartina topografica: questa sconosciuta…

Non siete pratici di montagna e volete cominciare a muovervi in autonomia sui sentieri?
Questo allora è l’articolo che fa per voi…in poche parole cercherò di spiegarvi l’importanza di questi supporti cartografici e come utilizzarli al meglio.
Iniziamo col dire cos’è una cartina topografica…
Riprendiamo per semplicità la definizione dalla più famosa enciclopedia on-line Wikipedia:
La carta topografica è una rappresentazione bidimensionale di un territorio. Le carte topografiche sono disegnate impostando una scala che indica il rapporto fra le dimensioni sulla carta e le reali dimensioni del territorio rappresentato. … . La carta topografica rappresenta le principali caratteristiche formali di un territorio, da una parte di origine naturale, dall’altra costruite dal fare umano nel tempo. (strade, edifici, canali, insediamenti, vegetazione agricola).”
Riassumendo al massimo quindi, per gli aspetti che ci interessano, potremo dire che una cartina topografica è uno strumento che ci permette di capire dove ci troviamo e dove e come possiamo muoverci.
Ogni cartina topografica è caratterizzata da una scala che identifica il rapporto tra dimensioni sulla carta e dimensioni reali.
Io vi consiglio di utilizzare cartine con scala 1:25000 (ovvero 1 centimetro sulla carta equivale a 250 metri nella realtà); ciò vi permetterà di avere a disposizione un sacco di dettagli.

La simbologia

Le cartine topografiche contengono veramente moltissimi simboli, alcuni dei quali molto intuitivi.
Vi consiglio comunque un attenta lettura della legenda per evitare di prendere “fischi per fiaschi“!
Anche se per una corretta lettura della carta bisognerebbe conoscere tutte le convenzioni grafiche in questo breve paragrafo vi descriverò quelle che secondo me sono le essenziali per cominciare a capire cos’abbiamo davanti agli occhi.
Fate attenzione perché le varie simbologie, per forza di cose, sono strettamente correlate.
Ciò che dobbiamo assolutamente saper leggere sono:

  • le curve di livello (o isoipse): sono linee che identificano punti che stanno alla stessa altezza; sulle cartine con la scala che vi ho riportato sopra ci sono 5 linee ogni 100 metri di dislivello: la quota che corrisponde al centinaio avrà una linea più marcata mentre le rispettive quote 25, 50 e 75 metri hanno un tratto più fine; la quota riferita al centinaio superiore, 200 metri in questo caso, sarà nuovamente marcata.
    Un altra informazione importantissima riguardante le isoipse è la loro distanza: più sono vicine tra loro e più il pendio è ripido; più sono distanti e più è dolce.
  • i sentieri: i percorsi fruibili dagli escursionisti senza aver bisogno di materiale alpinistico (corda, imbrago, piccozza o ramponi), sono simboleggiati da linee rosse continue o tratteggiate e sono sempre associate ad un numero. Nella realtà troverete un simbolo bianco-rosso (come fosse una piccola bandiera) lungo il sentiero (il numero non è sempre indicato).
    Qualsiasi altro segno troviate (striscia gialla o blu con rispettivi numeri, strisce o croci in rosso ed altro sono simboli che servono per il governo del bosco…non sono sentieri!).
    Quando poi sulla cartina in corrispondenza di un sentiero (vi ricordo segno rosso tratteggiato o continuo) trovate anche delle croci in rosso fate attenzione: è la simbologia associata alle ferrate! Percorsi da svolgersi esclusivamente con adeguata attrezzatura alpinistica in quanto spesso con forti esposizioni.
  • il tipo di terreno: sulla cartina troverete una diversa simbologia associata a prati, boschi, fiumi e zone rocciose o pareti; solitamente il colore aiuta già di per se a capire cosa troveremo sul nostro tragitto ma per semplicità vi riporto qui in calce un’immagine esplicativa.
cartina topografica sentiero

La prima cosa da fare per orientarsi

Conoscere o meno la simbologia riportata sulle cartine topografiche è importantissimo.
Un altro passo fondamentale sarà poi quello di orientare la cartina verso nord.
Questo è un passaggio che, se non eseguito, potrebbe portarvi inevitabilmente a sbagliare.
Senza questa prima collimazione infatti non saprete in che direzioni saranno i vostri riferimenti/obiettivi.
Per svolgere al meglio questa breve ma essenziale procedura bisogna avere con se una bussola; posizionata sopra la carta si allinea il nord che indica la bussola con il bordo della cartina (attenzione a non allinearla con il reticolo blu: si tratta di linee legate a proiezioni di latitudine e longitudine).
Nel fare questa operazione fate attenzione a non avere oggetti metallici sotto la cartina (chiodi, il supporto di una panchina) e di non essere nei pressi di campi magnetici (linee elettriche aeree, ecc.): ciò falserebbe l’indicazione del nord dato dalla bussola inducendo un errore più o meno ampio.

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Le regole di base per un escursione sicura

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Escursione didattica

Il percorso ideale

Muoversi e fare escursioni in montagna è una delle attività più sane che ci possano essere.
Muovendosi però in ambiente, le regole non le facciamo noi…è quindi sempre giusto fare una serie di considerazioni per adottare i comportamenti più adeguati.
Nessuna attività infatti è esente da rischi: anche l’andare a fare la spesa al supermercato!
Con le giuste precauzioni però tutto (o quasi…) è possibile!
Partiamo allora con dire che l’escursione non è che la fase finale di un attenta e precisa valutazione che dev’essere fatta a monte.
La prima regola da seguire è pianificare attentamente il percorso che si andrà a fare.
Di cartine topografiche oggigiorno ce ne sono un sacco in commercio; io vi consiglio quelle con sala 1:25000 che vi permettono di avere dei buoni dettagli e così, in caso di necessità, di avere più punti di riferimento per orientarvi.
Se volete sapere come leggere una cartina cliccate qui.
Scegliete il sentiero da percorrere e fatelo considerando attentamente non solo le vostre capacità ma anche quelle di chi viene con voi.
Conteggiate lunghezza, dislivello e tempi di percorrenza ( se non siete pratici potete trovare queste informazioni sulle pubblicazioni di settore oppure…chiedete alla vostra guida di riferimento).

Documentatevi

Una volta identificato il sentiero che volete fare accertatevi che ci sino le condizioni per poterlo affrontare.
In primavera infatti è facile trovare ancora molta neve anche sugli itinerari più “classici“.
Non date mai per scontato che un sentiero sia percorribile solo perché è segnato sulla cartina.
Anche qui potete chiamare i rifugi di zona o le guide per capire lo stato di fatto ed evitare spiacevoli sorprese.
Per una tranquillità ancor maggiore poi preparatevi un “piano B” ovvero una facile alternativa nel caso qualcosa non vada come avete programmato.
Buona regola è anche l’identificare eventuali punti d’appoggio: rifugi in cui ripararsi in caso di improvviso mal tempo, sorgenti per ricaricare la borraccia d’acqua se troppo caldo, ecc.
Le valutazioni sono veramente molte ma vedrete che pian piano farete anche esperienza.

Sentiero di montagna

Il meteo

Per quel che riguarda il tempo meteorologico potremmo scrivere pagine intere.
Guardando però a riassumere al massimo le nozioni riguardanti questo argomento vi dico: il giorno prima dell’escursione leggete attentamente il bollettino meteo.
Ma che bollettino meteo mi chiederete?…applicazioni e siti oramai ce ne sono molteplici.
Io vi consiglio il sito dell’ARPAV: affidabile e preciso vi saprà fornire dettagli utilissimi.
Le previsioni sono affidabili al massimo entro 2/3 giorni: diffidate pertanto da chi fornisce indicazioni più sul lungo periodo!
Mi raccomando…in caso di conclamato maltempo SI STA A CASA! Eviteremo di mettere a repentaglio la nostra vita, la vita di chi viene con noi e la vita di chi sarebbe chiamato a soccorrerci!
L’ARPAV comunque vi fornirà delle macro indicazioni che vanno poi calate sul territorio dove avete deciso di fare la vostra escursione: ciò va fatto con assoluta attenzione e scrupolosità e soprattutto dev’essere fatto da chi lo sa fare…non improvvisate nulla: la montagna è bella ma in particolari condizioni non ci perdona nessuna leggerezza.

Scegliere il giusto materiale

Identificato il percorso ideale e verificata la fattibilità anche per quel che riguarda il meteo bisognerà capire qual è il materiale da utilizzare.
In funzione del tipo di itinerario, dell’impegno previsto e delle condizioni che si troveranno dobbiamo essere capaci di capire quali sono le cose che realmente servono: scarpe o scarponi da trekking?…zaino leggero o zaino pesante?…maniche corte o giacca e guscio antipioggia?
Sono considerazioni che sembrano banali ma vi assicuro che non lo sono.
Nello zaino però ci sono alcune cose che proprio non possono mancare; ecco allora un breve elenco:

  • kit pronto soccorso
  • telo termico di emergenza
  • fischietto
  • pila con batterie cariche
  • kit di riparazione scarpe (nastro americano, qualche fascetta da elettricista, un cordino in kevlar da parapendio)
  • coltellino multiuso
  • berretto o bandana ed eventualmente anche occhiali da sole e crema solare
  • borraccia con acqua e frutta secca (o barretta energetica)
  • guscio antipioggia
  • giacca a vento
Strada delle 52 Gallerie

Si parte!

Ora che siete pronti per partire ed avete appurato che tutto è in ordine potrete partire per la vostra avventura.
Ogni giornata in montagna, che sia a camminare su un semplice sentiero o scalare una parete verticale, ha sempre un elevato margine di variabilità.
Dovrete quindi fare sempre molta attenzione a dove siete e cosa state facendo.
Per garantire la vostra sicurezza e quella degli altri valutate in continuazione l’ambiente che vi circonda cercando di prevenire eventuali pericoli.
Se avete un GPS portatelo con voi: in caso di nebbia è l’unico strumento che vi riporterà a casa sani e salvi!
Portate sempre con voi anche una cartina della zona ed una bussola (meglio ancora se integrata con altimetro) in modo da avere tutti gli strumenti per capire, in caso di bisogno, dove siete.
Non mi resta quindi che augurarvi: buona escursione e buon cammino!

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Hepatica nobilis: il fiore che preannuncia la primavera

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APPROFONDIMENTI BOTANICI

Hepatica nobilis

nome volgare: erba trinità, erba stella, trifoglio epatico, fegatello

Hepatica nobilis

Morfologia

La pianta è alta dai 5 ai 15 centimetri.
I fiori di colore blu-viola, costituiti da 5-10 petali ovali, sono solitari e del diametro di 1,5-3,5 cm.
All’interno del fiore spiccano piccoli stami biancastri che terminano su un bottone verde chiaro.
Le foglie basali restano spesso vedi fino primavera, sono glabre e formate da tre lobi che presentano una sottilissima peluria sui margini.

Caratteristiche dell’Hepatica nobilis

L’Hepatica nobilis fiorisce tra marzo ed aprile e vive su terreni soffici quali faggete e querceti.
E’ tra le principali specie indicative di un substrato calcareo ed è una pianta presente in tutto il territorio europeo.
I fiori si chiudono la notte od in caso di maltempo.
La fioritura dura circa una settimana ed in questo periodo i petali possono raddoppiare la loro lunghezza.
l’Hepatica è una pianta perenne e costituisce specie protetta.

Hepatica nobilis

Uso e proprietà

Malgrado sia una pianta moto affascinante, l’Hepatica nobilis è un essenza velenosa; a causa di saponine infatti risulta irritante per la pelle e tossica se viene ingerita.
In caso di essiccazione infatti le sostanze presenti deperiscono diventando appunto tossiche.
Attualmente, in omeopatia, vengono usate tinture di foglie fresche contro tracheiti e bronchiti.
In passato invece era usanza creare infusi con le sue foglie ed i fiori per le presunte proprietà disintossicanti sul fegato.

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Cos’è la zecca?

La zecca, limitando le argomentazioni a quella dei boschi (Ixodes ricinus), è un artropode appartenente alla classe degli arachnidi: per intenderci la stesa di acari, ragni e scorpioni.
Questo piccolo animale di dimensioni molto ridotte (da pochi millimetri ad 1 centimetro a seconda della specie e dello stadio di sviluppo) vive come parassita: necessita infatti di un ospite da cui nutrirsi prelevando forzatamente del sangue.
La sua forma è tondeggiante, leggermente allungata; il capo non è distinguibile dal corpo ed è dotato di un forte apparato boccale (chiamato rostro) con il quale riesce a penetrare la cute dei suoi ospiti.
Le zecche sono uno degli animali più pericolosi presenti nelle nostre zone in quanto possono trasmettere delle malattie che possono portare, nei casi più gravi, alla paralisi ma anche alla morte.

Dove vive?

La zecca la troviamo bene o male in tutto il mondo; ne esistono infatti molte specie: circa 900.
In Italia le specie più rilevanti per l’aspetto sanitario sono appunto Ixodes ricinus (zecca dei boschi) e Rhipicephalus sanguineus (zecca del cane).
L’habitat preferito da questi animaletti sono zone arbustive, incolte e non, con un microclima prevalentemente umido senza però purtropop poter escludere le zone con copertura più rada e clima più caldo.
La loro presenza sul territorio dipende poi dalla disponibilità di ospiti da parassitare: ecco che nelle nostre montagne, colline o campagne, prati, pascoli e boschi possono essere l’ambiente ideale per la loro presenza.
Le zecche si appostano all’estremità dei fili d’erba o dei rami aspettando che passi un ospite; rilevando la presenza di un animale o dell’uomo grazie all’anidride carbonica e/o al calore emesso, passano sull’ospite per poi conficcarvi il rostro.

zecca

Perché è pericolosa?

Parlando di pericolosità della zecca è fondamentale, in primo luogo, capire quali sono le malattie che si possono contrarre.
Le più frequenti sono:

  • la Malattia di Lyme (o Borelliosi);
  • la TBE (o encefalite da zecca).

La Malattia di Lyme può presentarsi solitamente da qualche settimana dopo il morso fino ad anche un mese ed i suoi sintomi possono durare anche anni.
Si manifesta solitamente con un eritema rosso, migrante, di forma circolare; possono essere presenti anche febbre, dolori muscolari, mal di testa, sensazione costante di stanchezza e, nel peggiore dei casi, anche problemi neurologici o di natura cardiaca.
La TBE invece è una malattia più subdola: nel 70% dei casi si rileva un’infezione asintomatica.
Nei restanti casi, entro pochi giorni dal morso e fino ad un mese, potranno manifestarsi dapprima sintomi simili a quelli legati al Morbo di Lyme e poi, dopo una fase di latenza di un paio di settimane, disturbi più importanti afferenti il sistema nervoso centrale.

E’ giusto però dire che queste patologie vengono trasmesse da zecche infette e fortunatamente non tutte le zecche presenti nei nostri territori sono portatrici di queste malattie!

Come posso evitare di essere punto dalla zecca?

La dimensione e la vasta distribuzione delle zecche non aiuta di certo.
Ci sono però delle regole di base da seguire per evitare di essere punti.
Eccone qualcuna:

  • evitare i terreni incolti o con erbe alte soprattutto nel periodo di maggior attività di questo animale che va da marzo fino ad ottobre
  • indossare esclusivamente pantaloni lunghi e coprire prevalentemente le estremità inferiori
  • utilizzare indumenti di colore chiaro così da facilitarne l’individuazione prima che arrivino alla cute
  • effettuare un controllo visivo frequente: sia su noi stessi che sui nostri compagni di escursione
  • al termine dell’escursione effettuare un nuovo controllo visivo reiterandolo anche in doccia
  • se in macchina abbiamo un cambio completo, scuotere gli indumenti che ci siamo appena tolti e riporli in un sacchetto il più possibile mantenendolo isolato dal resto dell’attrezzatura e del materiale; una volta arrivati a casa metterli subito a lavare
  • prima dell’escursione avere cura di trattare i nostri amici a 4 zampe con sostanze acaro-repellenti

Ad oggi sono anche disponibili nei negozi specializzati, specifici prodotti repellenti.

Pinzette rimuovi zecche

Cosa fare in caso di puntura?

Se veniamo punti da una zecca la prima cosa da fare è mantenere la calma: nessun allarmismo ma TEMPESTIVITA’!
In caso di rimozione dell’animale nelle prime 24 ore dal morso possiamo già ridurre del 90% la possibilità di contagio (che avviene attraverso il rigurgito della saliva dell’animale nel nostro organismo).
Ecco ora le poche e semplici regole da seguire:

  • utilizzando un apposita pinzetta (quella per le ciglia non va bene!), cercare di afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute; imprimiamo un leggero movimento rotatorio e la zecca verrà rimossa facilmente
  • dopo l’estrazione disinfettare la cute
  • assicurarsi di aver rimosso anche il rostro (in caso negativo recarsi al pronto soccorso per essere estratto con un ago sterile)
  • distruggere la zecca: se possibile bruciarla
  • cominciare a tener monitorato il proprio stato di salute e le eventuali manifestazioni
  • informare il proprio medico curante

Cosa invece non bisogna assolutamente fare?

  • mai usare olii, acqua a qualsiasi altra sostanza liquida per tentare di rimuovere la zecca; pensando di affogarla ne stimoleremo invece il rigurgito, aumentando potenzialmente le probabilità di contagio
  • nel rimuovere l’animale non schiacciarne mai il corpo
  • evitate di toccare la zecca con le mani nel tentativo di rimuoverla

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Processionaria: un pericolo da evitare!

Per un escursionismo consapevole

processionaria

Cos’è la processionaria?

La processionaria (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto: precisamente un lepidottero della famiglia Notodontidae.
Vive comunemente anche nei nostri territori e la sua fama è purtroppo legata alla sua pericolosità.
E’ uno degli insetti più distruttivi delle nostre foreste e prende il suo nome dall’abitudine caratteristica di muoversi in fila, formando una vera e propria “processione”.
La processionaria è un insetto pericoloso sia per l’uomo che per i cani: anche il solo contatto può infatti provocare gravi lesioni!

Dove vive?

L’areale della processionaria si estende dall’Europa meridionale, all’oriente e fino a giungere anche all’Africa settentrionale.
L’insetto colpisce poi più facilmente il pino nero, senza però disdegnare in qualche caso anche pino silvestre, larice e cedro.
Mentre d’estate la processionaria la trascorre come bozzolo sotto circa 15 centimetri di terra, nel mese di agosto le falene cominciano ad emergere dal terreno per cercare la pianta giusta per deporre le uova. Le prime larve nascono circa dopo 4 settimane.
Malgrado le dimensioni siano veramente molto modeste (1-3cm) la potenti mandibole riescono già ad incidere i duri aghi del pino.
Non appena spolpato il ramo si muovono verso un nuovo nutrimento.
Ad ottobre costituiscono poi un nido, simil seta, in cui si rifugeranno l’intero inverno.
In primavera poi la processionaria riprende l’attività (solitamente da marzo ad aprile), formando le file che tutti noi conosciamo, per andare alla ricerca del luogo adatto per tessere il bozzolo.
Una volta interrata la crisalide può restarvi per un mese ma di frequente questo periodo può prolungarsi anche per più anni.

Procesionaria del pino

Perché è pericolosa?

La processionaria è pericolosa perché i suoi peli, quando si trova nello stato di bruco, sono fortemente urticanti.
Sia per l’uomo sia per i nostri amici a 4 zampe.
Nell’uomo, se i peli della processionaria entrano a contatto con la nostra pelle, avviene il rilasci di istamina; nel caso più lieve ci sarà una reazione urticante mentre per casi più seri potrà subentrare anche lo shock anafilattico!
E’ assolutamente da evitare il contatto dei peli con occhi, mucose (ingestione) o con le vie respiratorie.
Nel caso del cane invece, il contatto provoca una vera e propria necrosi del tessuto cellulare.
Ecco qualche sintomo per riconoscere se il nostro cane è entrato a contatto con i peli della processionaria:

  • salivazione acuta
  • ingrossamento della lingua
  • perdita di vivacità
  • vomito e/o diarrea
  • rifiuto del cibo
  • febbre
  • necrosi dei tessuti

Come posso evitare di imbattermi nella processionaria?

Sicuramente la prima indicazione è quella di cercare di evitare le zone dove, in precedenza, abbiamo già avuto modo di notare il nido di questi insetti.
Chiaramente, come detto anche nei paragrafi precedenti, il periodo più a rischio è quello compreso tra la primavera e l’estate.
Cercate quindi di evitare le zone in cui il pino nero è presente con maggior frequenza.
Se vi muovete con il vostro amico a 4 zampe tenetelo al guinzaglio e fate molta attenzione a dove leccano ed annusano.
Se vedete una fila di processionarie evitate di pestarle: i peli verrebbero inevitabilmente dispersi nell’aria con anche una possibile amplificazione dell’effetto di contatto.

nido di processionaria

Cosa fare in caso di puntura?

Innanzi tutto la prima cosa da fare è risciacquare il prima possibile la parte venuta a contatto con i peli della processionaria.
Se il problema riguarda l’uomo li consiglio è di chiamare il 118 o il medico: sapranno guidarvi nelle successive fasi dell’eventuale terapia.
Se il problema invece si manifesta sul vostro cane, indossate dei guanti e fate dei lavaggi, sulla parte interessata, con acqua e bicarbonato; anche acqua può andare bene. La mossa successiva sarà però recarsi con la massima urgenza da un veterinario.

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ESCURSIONISMO INVERNALE

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Escursioni in montagna con la neve?

La montagna in inverno se è coperta da una bella coltre di neve ha sicuramente il suo fascino.
La neve è attesa da tutti: grandi e piccini che o sugli sci o con le ciaspole o con le slitte, non vedono l’ora di potersi divertire!
Quando ci si muove in montagna però è sempre buona norma avere in mente cosa vogliamo fare e soprattutto porsi la domanda “posso farlo“?
E’ giusto infatti, ogni qualvolta si prevede di uscire dalle aree controllate, capire che rischi troveremo.
Le valanghe infatti non perdonano! A volte cadono anche su percorsi in cui non ci saremo mai immaginati!
Approfondiamo allora un pochino la tematica…

Cose da sapere su neve e valanghe

Anche se siamo abituati a credere che la neve sia solo neve, in realtà questo materiale è in continua evoluzione: metamorfismo costruttivo e distruttivo fan si che all’interno del manto nevoso siano presenti vari strati, ognuno con determinate caratteristiche fisico-meccaniche: alcuni a più debole coesione altri a forte coesione.
I pendii coperti dalla neve possono essere poi suddivisi secondo l’inclinazione: la frequenza più alta di caduta di valanghe la si ha dai 25 ai 45°.
Ciò non vuol dire affatto però che sopra o sotto tali inclinazioni le valanghe non si generino!
Vi sono molti fattori che influenzano il manto nevoso e la probabilità della caduta di valanghe.
Alcune di queste si staccano spontaneamente (solitamente su pendii molto acclivi) altre per sovraccarichi.
Questi fenomeni poi possono essere di piccole o grandi dimensioni; una valanga definita “piccola” ( lunghezza minore di 100 m e volumi inferiori ai 1000m³) può tranquillamente seppellire ed uccidere una persona.
Sulla neve quindi…vietato scherzare!

Le regole di base per un escursione in sicurezza

Detto che il pericolo zero non esiste neanche dentro le mura domestiche, vediamo quelle che sono le regole da adottare per valutare al meglio un escursione:

  1. informarsi, se possibile, circa l’evoluzione del manto nevoso nell’ultimo periodo;
  2. consultare i Bollettini Valanghe (Veneto, AINEVA) emessi dagli organi preposti;
  3. programmare l’itinerario (se le condizioni lo permettono) in funzione della scala di pericolo ed in funzione della propria preparazione; non dare per scontato che i sentieri “estivi” siano transitabili;
  4. dire sempre a qualcuno dove andiamo e che tempistiche prevediamo;
  5. portare sempre con se il cellulare carico o con il power bank ed installate l’applicazione GeoResQ; usate per ogni attività la giusta attrezzatura.

Nel caso in cui non abbiate un ottima conoscenza della neve e delle sue dinamiche è assolutamente sconsigliato muoversi al di fuori delle strade battute.
Già in caso di MODERATO pericolo valanghe (grado 2) serve una valutazione locale su eventuali zone pericolose.
Se non siete sicuri chiedete alle guide di zona (potete consultare l’albo all’interno del sito del Collegio Regionale Guide Alpine Veneto o nei reciproci collegi d’appartenenza).
Sono persone che in montagna vivono la maggior parte del tempo della loro giornata e saranno sempre disponibili a darvi preziose indicazioni utili.

Tre Cime di Lavaredo in inverno

Tiriamo un po’ le somme…

Spero di avervi sensibilizzato sul fatto che sulla neve bisogna veramente prestare attenzione a quel che si fa!
Per se ma anche per gli altri che potrebbero essere coinvolti involontariamente da un evento da voi generato.
Credo che umiltà sia una parola che in questo contesto ci voglia!
Bisogna essere umili e saper dire “no, non so…quindi non rischio“.
Umili perché a volte anche i migliori possono essere tratti in inganno.
Umili e tornare a casa per aver la possibilità di rifare quella gita quante altre volte vorremo.

Ciaspolata sulla neve
Rifugio Lavaredo

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Castel di Moschesin

Il compagno di mille avventure

Per chi frequenta la montagna lo zaino è ormai un qualcosa di indissolubile.
Un compagno fedele a cui affidarsi in ogni escursione o trekking.
Anche se tutti noi l’abbiamo indossato almeno una volta nella vita, organizzarlo e portarsi le cose necessarie per le attività previste non è così banale.
Vediamo allora le due regole di base per fare lo zaino a regola d’arte.

Organizzazione

Quando camminiamo sui sentieri per ore o qualche giorno l’organizzazione dello zaino è fondamentale.
Avere le cose sparse o non riposte nel giusto modo infatti a volte fa perdere un sacco di tempo.
Il primo principio da seguire è di mettere le cose che meno usiamo verso il fondo: sacco a pelo, cambio per la notte, ciabatte…tutto quello che sapremo di usare solo la sera va riposto alla base.
Poi vengo le cose di medio utilizzo: fornellino, viveri e quant’altro.
Sopra vanno invece gli indumenti che possiamo indossare quando arriviamo in vetta, i guanti se fa fretto e solitamente acqua e frutta secca.
Se lo zaino dispone di tasche laterali fate attenzione a distribuire bene i carichi: la vostra schiena ringrazierà.
Infine, oltre ad un copri zaino per le giornate uggiose, vi consiglio di mettere il vestiario dentro a dei sacchetti di plastica: ciò vi permetterà di mantenerli asciutti anche se il copri zaino dovesse venir meno.

Solo il necessario

La vita in città molto spesso ci porta a ritenere essenziali molte cose che invece non lo sono.
La montagna in questo aiuta…per i trekking e le vostre uscite allenatevi a portare con voi solo lo stretto necessario.
Scoprirete che la semplicità è un ottima compagna di vita.
Se dovete camminare per uno o più giorni l’essenziale è costituito da un piccolo beauty per l’igiene personale (mi raccomando: solo prodotti biodegradabili naturali), il cambio dei vestiti e dell’intimo, indumenti anti pioggia, il necessario per bere e mangiare e qualcosa per comunicare con il mondo esterno in caso di necessità.
Più saprete essere essenziali e più il vostro cammino si farà leggero e la vostra esperienza indimenticabile.
Uscire dall’abitudine rende liberi!

zaino
Novegno - Giulio Nicetto

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Ciaspolata

Ramponi, ramponcini o ciaspole?

By | Blog, Consigli utili
ESCURSIONISMO INVERNALE

Facciamo un po’ di chiarezza…

Ogni materiale per il suo utilizzo.

Ciaspolare

Cosa sono i ramponi, i ramponcini (o catenelle) e le ciaspole?

Ognuno dei materiali summenzionati è un valido ausilio per chi la montagna la frequenta anche d’inverno.
E’ giusto però sapere che ognuno di essi ha un uso ben preciso.
Uso che, se non effettuato correttamente, può esporre l’escursionista a rischi veramente elevati.
La montagna infatti non fa sconti e se non la si consce bisogna vere l’umiltà di desistere o chiedere a chi ne sa di più.
Ecco allora queste brevi righe per capire come usare i vari materiali in funzione dell’attività che andiamo a fare.

I ramponi

Quando si parla di ramponi si intende un attrezzo che trova applicazione nella pratica dell’alpinismo.
Sono generalmente costituiti da più punte metalliche tenute assieme da una leggera intelaiatura di metallo o da cinghie.
Di ramponi ne esistono molti tipi: da ghiaccio con due punte frontali o mono punta, più leggeri per un alpinismo non legato al mondo del verticale, con attacco rapido o semi automatico…
Come potete ben capire ce ne sono veramente molti modelli.
La cosa però fondamentale è che il loro uso è riservato a chi pratica l’alpinismo; vengono impiegati quindi su pendii ripidi, molto spesso in abbinata con le picche (o picozze) e sono attrezzi che necessitano di una formazione specifica.

I ramponcini (o catenelle)

Il principio costruttivo dei ramponcini (volgarmente detti anche catenelle) è lo stesso dei ramponi.
Punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate.
Rispetto ai fratelli maggiori però ciò che fa la differenza sono la grandezza delle punte (solitamente di dimensioni che non superano il mezzo centimetro) ed il sistema d’aggancio.
Questi due fattori fan si che l’impiego di questi materiali sia limitato ad un terreno prettamente pianeggiante o con pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino tratto troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da delle cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la vostra stabilità.

Ramponcini

Le ciaspole

Se l’utilizzo dei ramponi e ramponcini sono legati al mondo del ghiaccio o terreno ghiacciato, le ciaspole sono invece un attrezzatura che più si confà al mondo della neve: meglio ancora se è fresca.
Le ciaspole infatti sono costituite da una parte basculante dove lo scarpone viene agganciato e da una base più estesa, a formare come uno sci corto e largo che evita al ciaspolatore di affondare sulla neve.
Anch’esse nella parte inferiore sono dotate di piccole punte d’acciaio e da punte frontali montate anteriormente alla base basculante dell’attrezzo.
Ciò ne consente l’utilizzo anche nei tratti ghiacciati e su terreni innevati con pendenze moderate.
L’ingombro di quest’attrezzo però non è da sottovalutare: come si fa con le pinne bisogna, nei cambi di direzione e soprattutto in “retromarcia” fare molta attenzione.

ciaspole - racchette da neve
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ph Maurizio Morbin

Notte in truna…una nuova avventura “into the wild”!

By | Blog
UNA NUOVA AVVENTURA

Hai mai dormito in truna?

Un esperienza WILD: divertente e affascinante ma da non sottovalutare!

Cos’è una truna?

La truna è un riparo di emergenza scavato nella neve; può essere principalmente di due tipi:

  • a trincea
  • a tana di volpe

Nel primo caso si cava una trincea nella neve delle dimensioni desiderate e si chiude la parte alta dello scavo con alcuni teli termici (in funzione della grandezza), dei rami e per finire con la stessa neve.
La parte basale della trincea viene quindi allargata per permettere a una o più persone di entrarvi agevolmente.
La truna a tana di volpe invece la si costruisce su un pendio leggermente inclinato in cui lo spessore della neve è sufficiente per scavare al suo interno una vera e propria tana. Anche qui le dimensioni devono essere calcolate in funzione degli occupanti.

La truna non è un igloo ma permette ugualmente di dormire ad una temperatura accettabile (prossima allo 0) quando magari all’esterno le condizioni sono molto più severe.
Dormire in truna quindi non è un gioco…l’esperienza va affrontata seriamente e con i giusti materiali.
Resta comunque un’esperienza indimenticabile da provare almeno una volta nella vita.

Dove vengono fatte le escursioni con notte in truna?

Le location vengono scelte attentamente in funzione delle condizioni del manto nevoso e del meteo previsto.
Solitamente si cercano zone isolate ma con un facile accesso ad una struttura di emergenza, utile in caso di reale necessità.
I luoghi di svolgimento verranno comunicati ai partecipanti in prossimità della data prestabilita.
I posti sono limitati con un tetto massimo di partecipanti.

Partecipando alle escursioni con notte in truna potrai anche approfondire alcuni aspetti legati alla nivologia.
L’esperienza che vivrai sarà indimenticabile! Una vera avventura “into the wild”!

Cosa serve per partecipare a questo tipo di escursioni?

Il tipo di attività che si propone necessita, da parte del partecipante, di materiale specifico.
Prima della partenza per l’escursione è previsto il controllo del materiale obbligatorio.
Per ovvie ragioni di sicurezza chi non dovesse rispettare le indicazioni ricevute verrà escluso dall’escursione.

Materiale obbligatorio:

  • sacco a pelo con temperatura confort di almeno -5° C
  • stuoino
  • thermos di the caldo
  • vestiario pesante (giacca a vento, pile, intimo termico, guati, berretto, ecc.)
  • pila frontale
  • telo termico
  • un cambio completo

All’interno dello zaino potete racchiudere indumenti ed altri oggetti dentro sacchetti di plastica per evitare che umidità e neve li bagnino e li rendano inutilizzabili.

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temporale - Giulio Nicetto

I temporali in montagna: come evitare le situazioni di pericolo

By | Blog, Consigli utili
MONTAGNA SICURA

Come comportarsi in caso di temporali in montagna?

Pochi e semplici consigli per sapere come comportarsi nel caso di fenomeni temporaleschi.

Cos’è il temporale?

Il temporale, in meteorologia, potremo definirlo come un fenomeno atmosferico caratterizzato dalla presenza di pioggia, vento e spesso anche da fulmini.
Mentre i primi due fattori non sono particolarmente rischiosi, la folgorazione rappresenta un grave pericolo per l’uomo.
I temporali, favoriti da un alto gradiente termico, si verificano spesso nella stagione estiva.
Sono caratterizzati da nuvole a sviluppo verticale chiamate cumulonembi che si creano quando l’atmosfera è instabile.
A distanza si riconoscono facilmente per la loro forma cilindrica; la base risulta appiattita mentre la sommità, che può raggiungere altezze di 12.000 metri, ha uno sviluppo che spesso ricorda la forma di un incudine.
Questa particolare nuvola si forma prevalentemente nelle ore più calde.

I fulmini

Ne abbiamo parlato brevemente sopra. Ma cosa sono in realtà i fulmini?
I fulmini sono scariche di corrente elettrica che scorrono, grazie ad un elevata differenza di potenziale, tra nuvola e terreno.
La loro formazione è facilitata se la distanza tra le due parti è piccola; ecco che, quando ci sono temporali in montagna, è meglio evitare le cime!
Essendo poi che le cariche elettriche si distribuiscono con maggior frequenza sulle superfici appuntite sarà meglio evitare anche luoghi come torrioni, creste ed alberi più elevati rispetto alla copertura del bosco.
Anche oggetti di natura metallica (buona conducibilità elettrica) possono attirare i fulmini; nei percorsi che prevedono il transito al di sopra del limite del bosco non trascuriamo neanche l’utilizzo della mountain bike e del cellulare!
Ricordiamoci poi che la folgorazione può essere anche indiretta: la corrente dispersa dal suolo dopo che un albero è stato colpito da un fulmine può propagarsi anche per 30 metri!

Alba

Come comportarsi allora in caso di temporale?

Diciamo innanzitutto che per minimizzare i rischi connessi a questi fenomeni violenti è sempre buona norma partire per le vostre escursioni alla mattina di buon ora!
I giorni precedenti al’escursione monitorate attentamente le previsioni meteo e non fatevi prendere dalla voglia di “dover fare”.
Il più bravo alpinista è quello che torna a casa…

Se poi invece il temporale vi sorprende in montagna ecco qualche precauzione per minimizzare il rischio:

  • evitare creste, cime, croci e qualsiasi rialzo vi ponga sulla linea della “minor distanza” tra terreno e nuvola;
  • non ripararsi mai sotto alberi isolati o che superano l’altezza del bosco; se l’albero invece è all’interno di un bosco fitto e la sua cima resta al di sotto delle cime degli altri alberi potrebbe essere un luogo sicuro;
  • evitare luoghi umidi con forte presenza d’acqua;
  • allontanarsi da pareti verticali;
  • se avete oggetti metallici allontanatevi da essi almeno una 50-ina di metri;
  • non utilizzare il cellulare: spegnetelo!

E’ preferibile poi accovacciarsi a terra tenendo la testa tra le ginocchia sedendosi non per terra ma sullo zaino.
Se ci sono grotte o gallerie potete usarle come riparo se non sono in prossimità di creste; non dovete però restare all’ingresso (entrate il più possibile) e state attenti a non toccare la roccia.

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