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temporale - Giulio Nicetto

I temporali in montagna: come evitare le situazioni di pericolo

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MONTAGNA SICURA

Come comportarsi in caso di temporali in montagna?

Pochi e semplici consigli per sapere come comportarsi nel caso di fenomeni temporaleschi.

Cos’è il temporale?

Il temporale, in meteorologia, potremo definirlo come un fenomeno atmosferico caratterizzato dalla presenza di pioggia, vento e spesso anche da fulmini.
Mentre i primi due fattori non sono particolarmente rischiosi, la folgorazione rappresenta un grave pericolo per l’uomo.
I temporali, favoriti da un alto gradiente termico, si verificano spesso nella stagione estiva.
Sono caratterizzati da nuvole a sviluppo verticale chiamate cumulonembi che si creano quando l’atmosfera è instabile.
A distanza si riconoscono facilmente per la loro forma cilindrica; la base risulta appiattita mentre la sommità, che può raggiungere altezze di 12.000 metri, ha uno sviluppo che spesso ricorda la forma di un incudine.
Questa particolare nuvola si forma prevalentemente nelle ore più calde.

I fulmini

Ne abbiamo parlato brevemente sopra. Ma cosa sono in realtà i fulmini?
I fulmini sono scariche di corrente elettrica che scorrono, grazie ad un elevata differenza di potenziale, tra nuvola e terreno.
La loro formazione è facilitata se la distanza tra le due parti è piccola; ecco che, quando ci sono temporali in montagna, è meglio evitare le cime!
Essendo poi che le cariche elettriche si distribuiscono con maggior frequenza sulle superfici appuntite sarà meglio evitare anche luoghi come torrioni, creste ed alberi più elevati rispetto alla copertura del bosco.
Anche oggetti di natura metallica (buona conducibilità elettrica) possono attirare i fulmini; nei percorsi che prevedono il transito al di sopra del limite del bosco non trascuriamo neanche l’utilizzo della mountain bike e del cellulare!
Ricordiamoci poi che la folgorazione può essere anche indiretta: la corrente dispersa dal suolo dopo che un albero è stato colpito da un fulmine può propagarsi anche per 30 metri!

Alba

Come comportarsi allora in caso di temporale?

Diciamo innanzitutto che per minimizzare i rischi connessi a questi fenomeni violenti è sempre buona norma partire per le vostre escursioni alla mattina di buon ora!
I giorni precedenti al’escursione monitorate attentamente le previsioni meteo e non fatevi prendere dalla voglia di “dover fare”.
Il più bravo alpinista è quello che torna a casa…

Se poi invece il temporale vi sorprende in montagna ecco qualche precauzione per minimizzare il rischio:

  • evitare creste, cime, croci e qualsiasi rialzo vi ponga sulla linea della “minor distanza” tra terreno e nuvola;
  • non ripararsi mai sotto alberi isolati o che superano l’altezza del bosco; se l’albero invece è all’interno di un bosco fitto e la sua cima resta al di sotto delle cime degli altri alberi potrebbe essere un luogo sicuro;
  • evitare luoghi umidi con forte presenza d’acqua;
  • allontanarsi da pareti verticali;
  • se avete oggetti metallici allontanatevi da essi almeno una 50-ina di metri;
  • non utilizzare il cellulare: spegnetelo!

E’ preferibile poi accovacciarsi a terra tenendo la testa tra le ginocchia sedendosi non per terra ma sullo zaino.
Se ci sono grotte o gallerie potete usarle come riparo se non sono in prossimità di creste; non dovete però restare all’ingresso (entrate il più possibile) e state attenti a non toccare la roccia.

Per altre info o consigli utili non esitate a contattarmi.

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Monte Berico City Trekking

Urban Trekking: cos’è?

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URBAN TREKKING

Un nuovo modo per allenarsi e tenersi in forma!

Hai voglia di camminare e prepararti per l’estate stando a due passi da casa, immerso nella natura?

Urban Trekking? …cos’è l’Urban Trekking???

L’estate si avvicina; le giornate si allungano e le temperature pian piano si fanno sempre più gradevoli.
Se ti piace camminare nella natura quest’attività ti saprà sorprendere.
Quando ho pensato a questa proposta ho voluto portare in città il concetto di trekking in montagna.
Ogni escursione infatti richiede sforzi più o meno prolungati e più o meno intensi.
L’Urban Trekking allena entrambi e ti prepara alle attività estive; la proposta è anche ideale per chi vuole rimettersi in forma!

Cosa vuol dire partecipare all’Urban Trekking?

Innanzi tutto significa fare sport e divertirsi in compagnia!…l’attività proposta è studiata ad hoc per far lavorare l’organismo per la maggior parte del tempo in soglia aerobica. Questo permette in primis di andare ad intaccare i grassi e poi di poter abituare l’organismo, in maniera graduale, a sforzi sempre più prolungati.
Ogni tanto si lavorerà anche sul potenziamento così da avere una forma ottimale per ogni avventura che decideremo di intraprendere.
L’attività è aperta a tutti ed in nessun caso è “estrema” o “esagerata” (nessuna corsa e nessuna competizione!).

Quando si svolge l’Urban Trekking?

Tutti i martedì sera, salvo impedimento.
Non sempre la zona di svolgimento sarà Vicenza…il mio intento infatti è anche quello di portarvi a conoscere quei luoghi che, seppur vicini alle nostre città, sono poco o per niente conosciuti!…e ce ne sono!!!
I ritrovi sono sempre in punti facilmente identificabili e la durata dell’escursione si aggira all’incirca in 1 ora e 30.

Vuoi maggiori info? .....clicca qui

Salto dei Granatieri

“La Granatiera” del Monte Cengio

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ESCURSIONI NELLA STORIA

I luoghi ci parlano, bisogna però saperli ascoltare!

Ogni monte, cima o crinale ha una propria storia ricca di avvenimenti da scoprire.
Non conoscerla vuol dire non apprezzarne il vero valore.

L’escursione

Il Monte Cengio è un massiccio montuoso alto 1354m che si erge sul margine sud occidentale dell’Altopiano dei Sette Comuni.
Ci si arriva agevolmente dall’autostrada Valdastico che conduce fino a Piovene Rocchette; da li seguendo per Asiago, si sale sul “famoso” Costo.
Prima di sbucare a Tresche Conca una deviazione ci fa salire agevolmente fino al parcheggio in cui si può lasciare la macchina per cominciare il sentiero denominato “La Granatiera”.
E’ un percorso storico della lunghezza di circa 6 chilometri e con un dislivello molto contenuto (circa 150 metri).
Da qui la vista spazia su tutta la pianura vicentina e sui massicci montuosi limitrofi come Summano, Novegno, Pasubio ed Altopiano di Folgaria.
La percorrenza è di circa 2 ore.
In più punti il sentiero è molto esposto anche se la larghezza dello stesso lo rende percorribile anche a chi soffre di vertigini.

Perché visitare il Monte Cengio?

Il Monte Cengio ha una importantissima valenza storica, naturalistica e paesaggistica.
Storica perché durante la Grande Guerra fu teatro di cruenti ed epici scontri tra l’esercito Austroungarico e quello Italiano; lungo il percorso infatti si vedono ancora ben conservati numerosi manufatti (camminamenti, gallerie, trincee) risalenti al conflitto. L’intero percorso si snoda su quello che una volta era un effimero camminamento (sentiero di arroccamento) militare, ampliato e reso più agevole nel 1917-1918 dalla 93° Compagnia Minatori.
Naturalistico in quanto in tutte le stagioni possiamo ammirare molte specie di fiori molto particolari. Sia per i luoghi dove riescono a nascere e sopravvivere, sia per le forme ed i colori che essi assumono!
Inutile poi sottolineare che l’orientamento dell’itinerario è tale da permettere una perfetta visuale su tutte le cime circostanti e sulla pianura veneta.
Nelle giornate più terse si arriva a vedere anche il Mar Adriatico.

Qual’è il periodo migliore per visitarlo?

Per le caratteristiche del percorso l’unico periodo dell’anno da evitare tassativamente è l’inverno.
Neve o fondo ghiacciato rendono impossibile e molto pericoloso sia l’arrivo delle macchine al parcheggio, sia il transito a piedi lungo “La Granatiera”.
D’estate il problema maggiore è dato dal sole: nelle giornate con assenza di nuvole è bene munirsi di crema solare e acqua. La vegetazione presente lungo il sentiero è di tipo arbustivo e gli unici ripari dal sole sono dati dalle gallerie e da qualche anfratto roccioso.
Primavera e autunno invece sono le stagioni ideali. Colori e profumi non si sprecano!
Circa a metà del percorso si trova il rifugio “Al Granatiere”: ottimo punto d’appoggio per mangiare qualcosa ma anche, in caso di brutto tempo, come riparo.

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Trans D'Havet TREK

Trans D’Havet TREK: il trekking che ripercorre la 50 miglia delle Piccole Dolomiti

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NUOVO TREKKING

Il più bel trekking tra le rocce della storia

Una fantastica “linea”. Un’intuizione incredibile. Un percorso a fil di cielo che abbraccia in una volta sola tutto l’arco prealpino vicentino.

L’idea

La Trans D’Havet è una delle più belle ed importanti competizioni di Ultra Trail d’Italia e non solo.
Una gara di portata internazionale che attira nomi del calibro di Kilian Jornet.
Affrontarla tutta d’un fiato non è sicuramente cosa da tutti.
Enrico Pollini, quando ha disegnato e percorso per la prima volta il tracciato, ha avuto un intuizione incredibile: un percorso prefetto tra terra e cielo, tra roccia e storia, sul filo di una cresta spartiacque di grande evidenza geografica.
Tanto è bastato per coinvolgere tutto l’Ultrabericus Team nell’organizzare una gara che è subito entrata nella leggenda.
L’itinerario infatti è di quelli “gustosi”: da “leccarsi i baffi”!…un di quei viaggi da fare almeno una volta nella vita!
Qualche tempo fa ho avuto il piacere di parlare proprio con i ragazzi dell’Ultrabericus Team e l’idea nata è stata proprio questa:”ma perchè non rendere questa fantastica cavalcata delle Piccole Dolomiti alla portata di tutti?
Ed è qui che ha inizio il Trans D’Havet TREK…!

Come si articola il Trans D’Havet TREK?

Il percorso originale della Trans D’Havet è quindi stato “spezzato” in 5 sezioni.
L’ideale per riuscire a diluire il dislivello e la distanza ma soprattutto perfetta per godersi gli scorci ed i panorami che caratterizzano questa ancor troppo poco conosciuta zona delle Prealpi Vicentine.
La “prima” di questo trekking è prevista per la fine di giugno: la natura avrà allora rinvigorito i prati ed il sole scaldato l’aria.
Altro punto di forza di questo percorso saranno le strutture che ci ospiteranno per i pernotti o che usufruiremo anche solo come appoggio.
Un’entusiasmante avventura è alle porte…che ne dici: sarai dei nostri?

Perché scegliere proprio questo trekking?

Di motivi ragazzi, ce ne sono un sacco!
Un trekking unico e nuovo nel suo genere! Mai proposto prima!
Una grande avventura, un autentico viaggio con tantissime curiosità sui luoghi che attraverseremo: divertimento, relax, paesaggi, storia, natura…
Di giorno si cammina e la sera…beh, un pò di festa ci sta!
Se potessi partirei già ora!
A breve apriranno le iscrizioni ma ricordatevi: solo 15 posti a disposizione!

Per info, dettagli sul programma e costi non esitate a contattarmi. A breve tutti i dettagli.

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Monte Baffelan

Alla scoperta del Monte Baffelan (1793m)

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CURIOSITA'

Monte Baffelan: tra curiosità, particolarità e storia…

Caposaldo meridionale della catena del “Sengio Alto” il Monte Baffelan è una cima tutta da scoprire: natura, storia e…approfondimenti di ogni sorta non mancano!

Inquadramento geografico:

Il Monte Baffelan (1793m) è la seconda cima, in termini di elevazione, della catena del Sengio Alto.
In termini di notorietà invece se la gioca ad armi pari con il Cornetto.
Il complesso roccioso del Sengio Alto, delimitato a nord da Passo Pian delle Fugazze ed a sud da Passo Campogrosso, separa la pianura vicentina dalla Provincia di Trento.

Curiosità: ma perchè si chiama “Baffelan“?

Innanzitutto è importantissimo dire che i toponimi di questa zona sono stati influenzati dalle popolazioni di origine cimbra.
Chi ha già percorso questi luoghi conoscerà di certo Malga Boffetal (posta lungo le pendici occidentali del Sengio Alto).
Questo termine, che si rifà ai prati che cingono la base della montagna, si è evoluto dall’antico Bolfelant.
Il significato deriva dalle parole tedesche “Wolf” e “Land” ed indicava una “terra infestata dai lupi“.
Questo nome, una volta associato a pascoli e selve, è stato via via trasferito alla cima rocciosa sovrastante la zona, attribuendole appunto il nome “Baffelan“.

La famosa parete est

Visto dalla conca vicentina il Baffelan appare come un maestoso dente che si staglia ardito verso il cielo.
La sua parete est ha rappresentato per lunghi anni il maggior problema alpinistico di queste montagne.
La prima salita la si deve ad Antonio Berti, pioniere dell’alpinismo accademico veneto, ed ai coniugi Gino e Maria Carugati che nel 1908 vinsero la maestosa “lavagna” dolomitica.
Da allora una vasta schiera di alpinisti si sono cimentati con queste rocce (non sempre solide), aprendo itinerari dalle difficoltà talvolta notevoli.
Il Monte Baffelan, per gli amanti di queste cime, resta un’icona; un’attrattiva incontrastata di avventura e bellezza.

Se avete altre domande o se volete ulteriori curiosità: contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri appassionati riscontri.

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Monte Baffelan
Osservatorio austriaco a Monte Creino

Monte Creino: facile escursione sopra il Lago di Garda

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ESCURSIONISMO PER TUTTI

Monte Creino: trincee a picco sul lago!

Il Monte Creino è una bella e facile escursione adatta a tutti.
Alcuni punti esposti fanno si che però i bambini debbano essere assolutamente controllati e tenuti per mano.

Descrizione

Si tratta di un escursione semplice, di mezza giornata che può essere facilmente integrata con una successiva visita a Riva del Garda od Arco per gustarsi un buon gelato.
Il percorso non presenta particolari difficoltà se non l’esposizione che c’è tra l’osservatorio di Monte Creino e la croce di Vetta Stessa. Il tratto è lungo all’incirca 200 metri ma qui i bambini devono assolutamente stare per mano dei genitori.
Da un lato il profondo salto con ai piedi l’abitato di Nago mentre dall’alto un dolce pendio utilizzato dagli agricoltori del posto per coltivare buonissimi ortaggi.

L’escursione completa è percorribile in un paio d’ore.

Perchè fare quest’escursione?

Il Monte Creino, tra le alture nei dintorni dell’alto garda non è sicuramente il più conosciuto e pertanto è sinonimo di tranquillità.
Per di più le fortificazioni restaurate e visitabili aggiungono sicuramente il giusto “pepe”.
Il dislivello è molto contenuto (nell’ordine dei 100-150 metri) ma i paesaggi che si godono dalla croce di vetta e dall’osservatorio sommitale sono fantastici!
Il periodo ideale per visitare questa poco conosciuta altura non la primavera e l’autunno.
D’estate infatti gli alberi presenti non offrono granché riparo dal sole che se forte qui “picchia” parecchio; d’inverno invece il vento o la neve eventualmente ghiacciata potrebbe rendere addirittura pericoloso il tratto più alto dove si passa a filo di cresta.

L’escursione

La nostra escursione parte dal Passo di Santa Barbara. Nei pressi del valico un comodo parcheggio ci permette di lasciare l’auto gratuitamente e di incamminarci subito sul segnavia F18 che parte subito a sinistra guardando l’Hotel Santa Barbara.
Una breve e leggera salita ci fa percorrere il versante sud-est del Monte Creino.
In questo tratto ci sono delle interessantissime opere realizzate dai bambini del posto…veramente molto carine ed originali!
Finito questo inusuale percorso comincia la zona trincerata, saggiamente restaurata che conduce fino all’osservatorio a picco sul Lago di Garda.
Da qui una ripida galleria scalinata porta a diverse cannoniere sottostanti: molto belle da visitare. Il consiglio è di scendere per il sentierino che scende prima dell’osservatorio sulla sinistra per poi risalire dalla galleria, più inclinata e dai gradini spesso resi scivolosi dalle foglie.

Si prosegue quindi fino alla croce di vetta dove un tavolo da picnic può ospitarci benissimo per un pranzo al sacco.
Quest’ultimo breve tratto percorre il filo della cresta del monte: seppur il lato destro sia caratterizzato da dolci campi e coltivazioni, sulla sinistra si apre invece un dirupo di qualche centinaio di metri. Attenzione qui a chi ha bambini o persone che soffrono di vertigini.
Ripartiti dalla croce di vetta possiamo rientrare agevolmente al parcheggio lungo le mulattiere che percorrono questo morbido altopiano o rientrare lungo il percorso di salita.

Qualche cenno sulla Grande Guerra

In questa zona gli Austriaci avevano la necessità di costruire una linea difensiva tale da poter eventualmente arginare l’avanzata dell’esercito italiano. Ciò veniva attuato anche attraverso il monitoraggio delle vie transitabili in direzione Riva del Garda e Rovereto.
Le trincee e i manufatti che possiamo osservare oggi sul Monte Creino sono infatti parte di una linea che spaziava tutta la Val di Gresta.
Furono creati rifugi in caverna, trincee e depositi sotterranei in modo da rendere il sistema difensivo il più indipendente possibile.
Nella zona del Monte Creino non ci furono scontri diretti; tra maggio ’15 e maggio’16 alcune incursioni italiane raggiunsero la Val di Gresta. Sulle postazioni visitabili ad oggi fu comunque attuato il tiro di disturbo delle artiglierie italiane.

Un doveroso ringraziamento va agli Alpini ed al Comune di Ronzo-Chienis per il loro impegno nel recuperare, ricostruire e conservare queste preziose testimonianze della Grande Guerra.

Spero di avervi incuriosito e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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Ciaspolate: consigli utili per tutti

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: indicazioni e consigli utili per questa magnifica attività!

Ciaspolare è un’attività che attira sempre più persone. Camminare sulla neve fresca e soffice è infatti un esperienza assolutamente da non perdere!
Qui di seguito trovate dei consigli utili sul come vestirsi.

Ciaspolate: attività per tutti

Camminare in mezzo alla neve soffice con le racchette da neve è un attività che tutti possono fare; per i bambini è consigliata dai 6 anni in su.
Questo “nuovo” modo di approcciarsi alla natura lo si può fare veramente con molte varianti: di notte con la luna, su un morbido pendio in una bella giornata dolomitica o perchè no, al tramonto con i fantastici colori che l’inverno sa regalare.
Le molteplici situazioni però implicano anche il saper vestirsi nel modo giusto.

Ciaspolate: come vestirsi?

L’attività del ciaspolare non è molto diversa da una normale camminata.
Il periodo invernale invece è molto diverso da quello a cui siamo solitamente abituati a trovare nelle vacanze estive: umidità, venti, precipitazioni nevose, quota…
Molti sono i fattori che concorrono alla “situazione” che troveremo durante l’uscita.
L’indicazione migliore allora è quello di indossare in primis un intimo termico. Di materiali e capi di questo tipo ce ne sono molti: io vi consiglio una maglia a collo alto e a maniche lunghe.
Tutto quello che sta sopra dev’essere invece indossato a cipolla. Naturalmente dovranno essere sempre indumenti caldi.
Il principio da seguire è restare caldi ma non sudare.
Un berretto coprente infine vi proteggerà dal freddo (la testa è la parte del corpo da cui disperdiamo calore più rapidamente) e da un eventuale nevicata.

ciaspole - racchette da neve

Che calzature usare?

Sia per la natura delle ciaspole, sia per l’ambiente in cui ci si trova a camminare per affrontare quest’attività nel migliore dei modi è meglio utilizzare degli scarponcini da montagna.
Meglio ancora se sono progettati o trattati per resistere all’acqua.
Lo scarponcino risulta quanto mai azzeccato anche perchè con la sua rigidità si “lega”perfettamente” alla ciaspola.
La stessa resterà quindi aderente al piede garantendo un perfetto controllo del mezzo di chi lo indossa.

Assolutamente da evitare invece Moon boot, scarpe da ginnastica e scarpe da città.

Altro vestiario e materiale consigliato

Calzini di ricambio: calzini asciutti possono essere essenziali per mantenere caldo il piede.
Guanti di ricambio: un paio di guanti in più vanno sempre bene; nelle ciaspolate capita non di rado di affondare le mani nella neve: per gioco, necessità o solo per svago.
Occhiali da sole: sia con una giornata assolata che con tempo variabile un filtro in più va sempre bene.
Bastoncini: telescopici, da fondo o da trekking l’importante è che ci diano altri punti d’appoggio sempre utili sia in caso di neve fresca sia in caso di fondo ghiacciato.
Ghette: per ciaspolate sulla neve fresca sono indicate per ridurre al massimo la possibilità che la neve possa arrivare a bagnare l’interno della scarpa.
The Caldo: bere è sempre fondamentale. Avere una bevanda calda quando il freddo può farsi inteso è molto importante.
Cioccolato o frutta secca: per quanto tranquille, le ciaspolate ci fanno consumare energie; sarà quindi bene prevedere di portarsi in zaino dei viveri per darci le energie necessarie.
Scalda collo: per evitare fastidiosi spifferi e quindi fastidiose infiammazioni alla gola od alle cervicali.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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Pale di San Martino

Alla scoperta delle Pale di San Martino

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CURIOSITA'

Le Pale di San Martino: curiosità

Venite con me alla scoperta di un ambiente grandioso, monumentale ed a dir poco scenico.
Molteplici sono le particolarità che lo caratterizzano e che meritano di essere ricordate.

Dove sono posizionate?

Le Pale di San Martino, assieme alle Pale di San Lucano, alle Dolomiti Bellunesi ed alle Vette Feltrine fanno parte del sistema dolomitico n°3.
A livello geografico rappresentano un quadrilatero irregolare i cui confini sono così delineati:
– a nord dall’alta Val Travignolo, Passo Valles e Val del Biois
– a sud dall’asse Primiero-Agordo
– ad est dalla valle del Cordevole fra Cencenighe ed Agordo
– ad ovest dall’alta valle del Cismon tra Passo Rolle e la Conca di Primiero

Hanno una superficie di circa 240 km² con cime che superano i 3000 metri.

Perché si chiamano Pale?

Il termine “Pala”, guardando queste maestose montagne, può facilmente indurre a pensare che la parola sia riferita alle verticali rocce che si osservano dalle verdeggianti valli che le circondano.
Non è del tutto vero…
In origine infatti, il toponimo “pala”, indicava i ripidi pendii erbosi che si trovano alla base delle pareti. Solo successivamente gli abitanti delle valli iniziarono ad indicare con tale termine anche le sovrastanti rocce: verticali nello sviluppo e rotondeggianti nella forma delle cime. In maniera del tutto naturale i contadini di allora accomunarono l’aspetto visivo al significato che il termine latino dà a questa semplice parola ovvero “vanga” o “pala da forno”.
I rilievi vengono così “battezzate” dalla realtà contadina che all’epoca viveva nel Primiero.
Infine, il termine “pala” usato al plurale, esprime perfettamente la natura di questo gruppo dolomitico: un insieme di torri, pinnacoli, valli profondamente scavate dall’inconfondibile aspetto.

Pale di San Martino

Una geologia fatta di contrasti

Le Pale di San Martino rappresentano una varietà molto ampia della successione stratigrafica presente nelle Dolomiti.
In questa zona affiorano infatti sia rocce derivanti dalla vecchia orogenesi ercinica, sia rocce più recenti come la Dolomia Anisica e Ladinica.
Insomma molto tempo fa si è passati da un ambiente dominato da lave e vulcani fino ad arrivare a delle più maestose scogliere coralline (simili a quelle che oggi troviamo alle Bahamas).
Molte sono le faglie che agiscono in questa regione ed è facile capirlo anche dalle numerose valli che ne incidono l’orografia.
Trovo poi faccia riflettere come le cime che oggi vediamo svettare oltre i 3000 metri siano in realtà la testimonianza che una volta il mare invadeva tutta questa regione.
Altro aspetto importante, assolutamente da non dimenticare, è che i paesaggi odierni sono il frutto di trasformazioni: tra gli ultimi si possono annoverare i modellamenti glaciali .

Alcune particolarità del territorio

I fertili terreni presenti alla base delle Pale di San Martino hanno permesso lo sviluppo di una delle foreste più importanti dell’arco alpino.
La foresta di Paneveggio infatti, bellissima da visitare, pone a dimora un bosco ad abeti rossi (Picea abies) molto particolare. La qualità eccellente di tale essenza unita ad una crescita piuttosto lenta fa si che la pianta abbia anelli molto stretti con fibre dritte e fini e assenza nodi.
Questo particolare tipo di abeti si chiama “di risonanza”. Il legno che ne deriva è molto richiesto ed ambito tra i musicisti di strumenti ad arco.
Nel parco si trova anche a quote più alte il pino cembro ed un sottobosco caratterizzato da rododendri, mugo, ginepro ed ontano verde.

La Val Venegia poi è uno dei biotopi più interessanti del gruppo delle Pale.
Si trovano vari endemismi, ovvero fiori con areale di crescita molto molto ristretto (pensate che in alcuni casi si parla di specie che cresce in pochi km²).
Possiamo vedere allora la Campanula morettiana, il Galium baldense o la Primula tyrolensis.

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità: per dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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aspettando capodanno

Capodanno in montagna: idee per salutare al meglio il nuovo anno

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UN SUGGERIMENTO SPASSIONATO

Capodanno: creatività ed originalità per festeggiare al meglio il nuovo anno

Se sei stanco delle solite serate o se non hai potuto programmarti e cerchi un’esperienza un po diversa dal solito, leggi questo breve articolo.

Stanco dei soliti cenoni?

Capodanno è un momento che inevitabilmente segna la fine e contemporaneamente l’inizio di qualcosa di nuovo.
Un momento di transizione che ogni persona vive con emozioni e sensazioni diverse.
Ecco quindi che tutti sono portati a ricercare la soluzione che più gli piace: come del resto è naturale che sia.
Moltissime persone decidono di festeggiare con parenti ed amici. Ristoranti, concerti, cenoni…ce n’è veramente per tutti i gusti.
Ci sono però anche soluzioni alternative: magari più semplici ma dalle emozioni molto molto intense!

Cerchi un capodanno alternativo ed originale?

Se ancora non hai deciso cosa fare o se sei stanco dei soliti eventi ecco che di seguito troverai alcuni utili suggerimenti su come aspettare al meglio il nuovo anno.
So che in questo sono di parte ma…come non consigliarti quindi un bellissimo capodanno in montagna?
Semplicità, originalità ed emozioni a non finire caratterizzeranno questa particolare serata.
Saranno dei momenti che ricorderete a lungo e che vorrete rivivere!

Soluzione 1: Capodanno “on the road”

Non tutte le persone sanno che ci sono dei professionisti della montagna che propongono fantastiche idee per festeggiare nel migliore dei modi l’arrivo del nuovo anno.
Ergo?…troverai sicuramente disponibilità e soluzioni a non finire!
Ciaspolata notturna? …magari con una bella fermata in uno chalet a riscaldarsi davanti ad un thè o ad una cioccolata calda, con qualche prodotto tipico e le candele a dare il giusto tocco all’atmosfera.
Camminata panoramica?…facili percorsi accompagnati da chi ti fa vedere la montagna con occhi diversi e te ne racconta peculiarità e particolarità. All’arrivo del nuovo anno potreste trovarvi su qualche cima o in qualche bivacco a gustarvi lo spettacolo dei fuochi d’artificio dall’alto.
Per di più queste proposte sono rivolte anche a chi ha un amico a 4 zampe che inevitabilmente in città risentirebbe dei botti.
Come costi non aspettatevi cifre esorbitanti…anzi!

Soluzione 2: Capodanno Easy

Nessun nome evocativo o d’impatto. Per questa soluzione il titolo lo dice già da sè…semplicità.
Anche perchè si sa…le cose semplici sono anche le più belle.
Ed allora perchè non prendere zaino, ciaspole ed un bel thermos di the caldo e mettersi in marcia?
Portandosi anche qualche candela potete dare un ulteriore tocco di romanticità.
Mi raccomando però…valutate sempre bene il percorso che avete scelto. Non prendetevi rischi inutili e se avete dubbi consultate le guide del posto o le oramai numerose pubblicazioni a tutt’oggi ampiamente disponibili anche in internet.

Soluzione 3: l’immancabile

Per staccarsi sempre dalle solite abitudini ma non fare subito un salto troppo grande il capodanno in rifugio è una di quelle esperienze da fare almeno una volta nella vita!
Se anche vi siete presi tardi, non disperate!
Oramai tutti i rifugi si stanno orientando a questo tipo di proposte e quindi un posto per voi da qualche parte c’è!
Logicamente più siete sotto data e più dovrete cercare le strutture che sono meno conosciute e questo per me è un grande “plus”.
Per esperienza infatti il “meno conosciuto” è sinonimo di fascino.
Ok, magari non avrete la vista sulle 3 Cime di Lavaredo, ma vi assicuro che ci sono spettacoli altrettanto belli. E poi si sa: una grande componente è data anche dalla “compagnia” ed in rifugio come nelle escursioni non rimarrete delusi…!

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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ciaspolata sulla neve

Voglia di ciaspolate? Si grazie: ma attenzione!

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: un’attività molto bella ma che merita attenzione!

L’outdoor sta prendendo molto piede anche nella veste invernale. Le attività proposte sono sempre tante e svariate. Ma ci si può fidare davvero di tutti?
Vi propongo qualche riga interessante sulla situazione in Italia.

Ciaspolate: cosa sono?

Iniziamo dal principio. Ciapolare significa procedere su terreno innevato mediante l’uso di racchette da neve (=ciaspole).
Il gesto tecnico in se è una lieve evoluzione della camminata. Dovremmo quindi cercare di muoverci normalmente ma con l’accortezza dello strumento che abbiamo ai piedi.
Nelle ciaspolate, soprattutto per chi ci si approccia per la prima volta, è giusto considerare che ci sono delle avvertenze da considerare e che uscire con un esperto minimizza sicuramente il rischio di infortuni.

Che itinerari si possono percorrere?

La natura delle ciaspole fa si che sia agevolata la progessione sia su neve fresca sia su terreni più compatti.
Ci sono varie tipologie di ciaspole in commercio ed ognuna prevede un uso specifico. Se dove te acquistarne quindi state il più possibile su una configurazione “polivalente”.

Gli itinierari che si possono percorrere sono i più vari ma bisogna essere anche consapevoli dei limiti dello strumento.
Che le utilizziate di giorno in un’assolata ciaspolata dolomitica o di sera con la luna o sotto un mare di stelle l’importante è non esagerare e non andare dove invece ci vorrebbero picozza e ramponi.
Le ciaspolate vanno programmate su terreni per lo più pianeggianti o con modeste inclinazioni.
Trasgredire a questa semplice ma essenziale regola molto spesso comporta la chiamata al soccorso alpino…quindi da evitare assolutamente!

Possono venirvi in aiuto gli ormai numerosi manuali in materia ma nulla sarà mai come avere una guida professionista: garantirà sicurezza, divertimento e vi farà vedere la montagna con occhi diversi!

ciaspolare

Quale ciaspolata scegliere?

Come vi dicevo poco sopra, le proposte oggigiorno sono le più svariate.
Ce ne sono di tutti i tipi e dai prezzi svariati.
L’assunto però è uno e vi dico questo non per interesse ma per vostra sicurezza.

Per scegliere la ciaspolata più adatta a voi, innanzitutto cercate l’itinerario che vi ispira di più e verificatene l’impegno ed il dislivello richiesto in funzione della vostra preparazione.
Il secondo passo nella valutazione è capire se l’evento proposto è fatto da una persona abilitata o meno; da cosa capirlo?
Ogni professionista della montagna (Guide Alpine, Aspiranti Guide Alpine ed Accompagnatori di Media Montagna) ha obbligatoriamente un tesserino di riconoscimento “targato” Collegio delle Guide Alpine. Ogni altra pseudo figura/associazione si faccia pagare per organizzare una ciaspolata sappiate sta compiendo il reato di abuso di professione (punibile penalmente).

Per correttezza e per ovviare a qualsiasi sospetto vi dico anche che gli Accompagnatori di Media Montagna possono svolgere l’attività coadiuvati da una Guida Alpina o da un Aspirante Guida Alpina; questo perchè l’attività su terreno innevato è esclusiva di queste ultime due figure.
Ciò non tanto per “casta” o per interessi, come in questo periodo insistono a dire in tanti, ma esclusivamente perchè tutte le altre figure non hanno ricevuto alcuna formazione in questo particolare tipo di ambiente (e nessuno ne ha rilevato le effettive capacità).

Ad oggi l’Accompagnatore di Media Montagna che ha frequentato il modulo neve può proporre e realizzare ciaspolate all’esterno ma non in Italia. Questo in base ad una legge che si sta cercando di modificare anche in accordo con le amministrazioni.

L’ultimo parametro di valutazione è il costo: indicativamente i professionisti vendono le loro proposte dai 15 ai 25€ a persona.
Sono prezzi indicativi. Se siete dubbiosi chiamate la guida di riferimento e chiedetegli ogni dettaglio: saranno ben felici di spiegarvi tutta la logistica nonchè i  servizi compresi nel prezzo e quelli non.

Ma se non ho le ciaspole come faccio?

Niente paura. Le guide professioniste sono persone che in montagna ci vivono tutti i giorni e per questo conoscono anche le strutture ed i negozi che possono fornirvi questi attrezzi.
Vi indirizzeranno quindi verso quelle strutture che sanno lavorare meglio. Molto spesso tra professionisti ed attività di noleggio possono esserci delle convenzioni in base alle quali potrete anche ottenere una riduzione del costo di noleggio.

In alternativa potete recarvi presso il vostro negozio di fiducia e comprarle o noleggiarle.
In entrambi i casi cercate sempre la soluzione che più si avvicina alle vostre esigenze.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

Siete curiosi di vedere le mie proposte? .....cliccate qui

ciaspolata sulla neve