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Come fare lo zaino?

By | Blog, Consigli utili
CONSIGLI UTILI

Le regole di base per uno zaino perfetto!

Organizzazione degli spazi e leggerezza.

Castel di Moschesin

Il compagno di mille avventure

Per chi frequenta la montagna lo zaino è ormai un qualcosa di indissolubile.
Un compagno fedele a cui affidarsi in ogni escursione o trekking.
Anche se tutti noi l’abbiamo indossato almeno una volta nella vita, organizzarlo e portarsi le cose necessarie per le attività previste non è così banale.
Vediamo allora le due regole di base per fare lo zaino a regola d’arte.

Organizzazione

Quando camminiamo sui sentieri per ore o qualche giorno l’organizzazione dello zaino è fondamentale.
Avere le cose sparse o non riposte nel giusto modo infatti a volte fa perdere un sacco di tempo.
Il primo principio da seguire è di mettere le cose che meno usiamo verso il fondo: sacco a pelo, cambio per la notte, ciabatte…tutto quello che sapremo di usare solo la sera va riposto alla base.
Poi vengo le cose di medio utilizzo: fornellino, viveri e quant’altro.
Sopra vanno invece gli indumenti che possiamo indossare quando arriviamo in vetta, i guanti se fa fretto e solitamente acqua e frutta secca.
Se lo zaino dispone di tasche laterali fate attenzione a distribuire bene i carichi: la vostra schiena ringrazierà.
Infine, oltre ad un copri zaino per le giornate uggiose, vi consiglio di mettere il vestiario dentro a dei sacchetti di plastica: ciò vi permetterà di mantenerli asciutti anche se il copri zaino dovesse venir meno.

Solo il necessario

La vita in città molto spesso ci porta a ritenere essenziali molte cose che invece non lo sono.
La montagna in questo aiuta…per i trekking e le vostre uscite allenatevi a portare con voi solo lo stretto necessario.
Scoprirete che la semplicità è un ottima compagna di vita.
Se dovete camminare per uno o più giorni l’essenziale è costituito da un piccolo beauty per l’igiene personale (mi raccomando: solo prodotti biodegradabili naturali), il cambio dei vestiti e dell’intimo, indumenti anti pioggia, il necessario per bere e mangiare e qualcosa per comunicare con il mondo esterno in caso di necessità.
Più saprete essere essenziali e più il vostro cammino si farà leggero e la vostra esperienza indimenticabile.
Uscire dall’abitudine rende liberi!

zaino
Novegno - Giulio Nicetto

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Ciaspolata

Ramponi, ramponcini o ciaspole?

By | Blog, Consigli utili
ESCURSIONISMO INVERNALE

Facciamo un po’ di chiarezza…

Ogni materiale per il suo utilizzo.

Ciaspolare

Cosa sono i ramponi, i ramponcini (o catenelle) e le ciaspole?

Ognuno dei materiali summenzionati è un valido ausilio per chi la montagna la frequenta anche d’inverno.
E’ giusto però sapere che ognuno di essi ha un uso ben preciso.
Uso che, se non effettuato correttamente, può esporre l’escursionista a rischi veramente elevati.
La montagna infatti non fa sconti e se non la si consce bisogna vere l’umiltà di desistere o chiedere a chi ne sa di più.
Ecco allora queste brevi righe per capire come usare i vari materiali in funzione dell’attività che andiamo a fare.

I ramponi

Quando si parla di ramponi si intende un attrezzo che trova applicazione nella pratica dell’alpinismo.
Sono generalmente costituiti da più punte metalliche tenute assieme da una leggera intelaiatura di metallo o da cinghie.
Di ramponi ne esistono molti tipi: da ghiaccio con due punte frontali o mono punta, più leggeri per un alpinismo non legato al mondo del verticale, con attacco rapido o semi automatico…
Come potete ben capire ce ne sono veramente molti modelli.
La cosa però fondamentale è che il loro uso è riservato a chi pratica l’alpinismo; vengono impiegati quindi su pendii ripidi, molto spesso in abbinata con le picche (o picozze) e sono attrezzi che necessitano di una formazione specifica.

I ramponcini (o catenelle)

Il principio costruttivo dei ramponcini (volgarmente detti anche catenelle) è lo stesso dei ramponi.
Punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate.
Rispetto ai fratelli maggiori però ciò che fa la differenza sono la grandezza delle punte (solitamente di dimensioni che non superano il mezzo centimetro) ed il sistema d’aggancio.
Questi due fattori fan si che l’impiego di questi materiali sia limitato ad un terreno prettamente pianeggiante o con pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino tratto troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da delle cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la vostra stabilità.

Ramponcini

Le ciaspole

Se l’utilizzo dei ramponi e ramponcini sono legati al mondo del ghiaccio o terreno ghiacciato, le ciaspole sono invece un attrezzatura che più si confà al mondo della neve: meglio ancora se è fresca.
Le ciaspole infatti sono costituite da una parte basculante dove lo scarpone viene agganciato e da una base più estesa, a formare come uno sci corto e largo che evita al ciaspolatore di affondare sulla neve.
Anch’esse nella parte inferiore sono dotate di piccole punte d’acciaio e da punte frontali montate anteriormente alla base basculante dell’attrezzo.
Ciò ne consente l’utilizzo anche nei tratti ghiacciati e su terreni innevati con pendenze moderate.
L’ingombro di quest’attrezzo però non è da sottovalutare: come si fa con le pinne bisogna, nei cambi di direzione e soprattutto in “retromarcia” fare molta attenzione.

ciaspole - racchette da neve
ciaspole - racchette da neve

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ph Maurizio Morbin

Notte in truna…una nuova avventura “into the wild”!

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UNA NUOVA AVVENTURA

Hai mai dormito in truna?

Un esperienza WILD: divertente e affascinante ma da non sottovalutare!

Cos’è una truna?

La truna è un riparo di emergenza scavato nella neve; può essere principalmente di due tipi:

  • a trincea
  • a tana di volpe

Nel primo caso si cava una trincea nella neve delle dimensioni desiderate e si chiude la parte alta dello scavo con alcuni teli termici (in funzione della grandezza), dei rami e per finire con la stessa neve.
La parte basale della trincea viene quindi allargata per permettere a una o più persone di entrarvi agevolmente.
La truna a tana di volpe invece la si costruisce su un pendio leggermente inclinato in cui lo spessore della neve è sufficiente per scavare al suo interno una vera e propria tana. Anche qui le dimensioni devono essere calcolate in funzione degli occupanti.

La truna non è un igloo ma permette ugualmente di dormire ad una temperatura accettabile (prossima allo 0) quando magari all’esterno le condizioni sono molto più severe.
Dormire in truna quindi non è un gioco…l’esperienza va affrontata seriamente e con i giusti materiali.
Resta comunque un’esperienza indimenticabile da provare almeno una volta nella vita.

Dove vengono fatte le escursioni con notte in truna?

Le location vengono scelte attentamente in funzione delle condizioni del manto nevoso e del meteo previsto.
Solitamente si cercano zone isolate ma con un facile accesso ad una struttura di emergenza, utile in caso di reale necessità.
I luoghi di svolgimento verranno comunicati ai partecipanti in prossimità della data prestabilita.
I posti sono limitati con un tetto massimo di partecipanti.

Partecipando alle escursioni con notte in truna potrai anche approfondire alcuni aspetti legati alla nivologia.
L’esperienza che vivrai sarà indimenticabile! Una vera avventura “into the wild”!

Cosa serve per partecipare a questo tipo di escursioni?

Il tipo di attività che si propone necessita, da parte del partecipante, di materiale specifico.
Prima della partenza per l’escursione è previsto il controllo del materiale obbligatorio.
Per ovvie ragioni di sicurezza chi non dovesse rispettare le indicazioni ricevute verrà escluso dall’escursione.

Materiale obbligatorio:

  • sacco a pelo con temperatura confort di almeno -5° C
  • stuoino
  • thermos di the caldo
  • vestiario pesante (giacca a vento, pile, intimo termico, guati, berretto, ecc.)
  • pila frontale
  • telo termico
  • un cambio completo

All’interno dello zaino potete racchiudere indumenti ed altri oggetti dentro sacchetti di plastica per evitare che umidità e neve li bagnino e li rendano inutilizzabili.

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temporale - Giulio Nicetto

I temporali in montagna: come evitare le situazioni di pericolo

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MONTAGNA SICURA

Come comportarsi in caso di temporali in montagna?

Pochi e semplici consigli per sapere come comportarsi nel caso di fenomeni temporaleschi.

Cos’è il temporale?

Il temporale, in meteorologia, potremo definirlo come un fenomeno atmosferico caratterizzato dalla presenza di pioggia, vento e spesso anche da fulmini.
Mentre i primi due fattori non sono particolarmente rischiosi, la folgorazione rappresenta un grave pericolo per l’uomo.
I temporali, favoriti da un alto gradiente termico, si verificano spesso nella stagione estiva.
Sono caratterizzati da nuvole a sviluppo verticale chiamate cumulonembi che si creano quando l’atmosfera è instabile.
A distanza si riconoscono facilmente per la loro forma cilindrica; la base risulta appiattita mentre la sommità, che può raggiungere altezze di 12.000 metri, ha uno sviluppo che spesso ricorda la forma di un incudine.
Questa particolare nuvola si forma prevalentemente nelle ore più calde.

I fulmini

Ne abbiamo parlato brevemente sopra. Ma cosa sono in realtà i fulmini?
I fulmini sono scariche di corrente elettrica che scorrono, grazie ad un elevata differenza di potenziale, tra nuvola e terreno.
La loro formazione è facilitata se la distanza tra le due parti è piccola; ecco che, quando ci sono temporali in montagna, è meglio evitare le cime!
Essendo poi che le cariche elettriche si distribuiscono con maggior frequenza sulle superfici appuntite sarà meglio evitare anche luoghi come torrioni, creste ed alberi più elevati rispetto alla copertura del bosco.
Anche oggetti di natura metallica (buona conducibilità elettrica) possono attirare i fulmini; nei percorsi che prevedono il transito al di sopra del limite del bosco non trascuriamo neanche l’utilizzo della mountain bike e del cellulare!
Ricordiamoci poi che la folgorazione può essere anche indiretta: la corrente dispersa dal suolo dopo che un albero è stato colpito da un fulmine può propagarsi anche per 30 metri!

Alba

Come comportarsi allora in caso di temporale?

Diciamo innanzitutto che per minimizzare i rischi connessi a questi fenomeni violenti è sempre buona norma partire per le vostre escursioni alla mattina di buon ora!
I giorni precedenti al’escursione monitorate attentamente le previsioni meteo e non fatevi prendere dalla voglia di “dover fare”.
Il più bravo alpinista è quello che torna a casa…

Se poi invece il temporale vi sorprende in montagna ecco qualche precauzione per minimizzare il rischio:

  • evitare creste, cime, croci e qualsiasi rialzo vi ponga sulla linea della “minor distanza” tra terreno e nuvola;
  • non ripararsi mai sotto alberi isolati o che superano l’altezza del bosco; se l’albero invece è all’interno di un bosco fitto e la sua cima resta al di sotto delle cime degli altri alberi potrebbe essere un luogo sicuro;
  • evitare luoghi umidi con forte presenza d’acqua;
  • allontanarsi da pareti verticali;
  • se avete oggetti metallici allontanatevi da essi almeno una 50-ina di metri;
  • non utilizzare il cellulare: spegnetelo!

E’ preferibile poi accovacciarsi a terra tenendo la testa tra le ginocchia sedendosi non per terra ma sullo zaino.
Se ci sono grotte o gallerie potete usarle come riparo se non sono in prossimità di creste; non dovete però restare all’ingresso (entrate il più possibile) e state attenti a non toccare la roccia.

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Monte Berico City Trekking

Urban Trekking: cos’è?

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URBAN TREKKING

Un nuovo modo per allenarsi e tenersi in forma!

Hai voglia di camminare e prepararti per l’estate stando a due passi da casa, immerso nella natura?

Urban Trekking? …cos’è l’Urban Trekking???

L’estate si avvicina; le giornate si allungano e le temperature pian piano si fanno sempre più gradevoli.
Se ti piace camminare nella natura quest’attività ti saprà sorprendere.
Quando ho pensato a questa proposta ho voluto portare in città il concetto di trekking in montagna.
Ogni escursione infatti richiede sforzi più o meno prolungati e più o meno intensi.
L’Urban Trekking allena entrambi e ti prepara alle attività estive; la proposta è anche ideale per chi vuole rimettersi in forma!

Cosa vuol dire partecipare all’Urban Trekking?

Innanzi tutto significa fare sport e divertirsi in compagnia!…l’attività proposta è studiata ad hoc per far lavorare l’organismo per la maggior parte del tempo in soglia aerobica. Questo permette in primis di andare ad intaccare i grassi e poi di poter abituare l’organismo, in maniera graduale, a sforzi sempre più prolungati.
Ogni tanto si lavorerà anche sul potenziamento così da avere una forma ottimale per ogni avventura che decideremo di intraprendere.
L’attività è aperta a tutti ed in nessun caso è “estrema” o “esagerata” (nessuna corsa e nessuna competizione!).

Quando si svolge l’Urban Trekking?

Tutti i martedì sera, salvo impedimento.
Non sempre la zona di svolgimento sarà Vicenza…il mio intento infatti è anche quello di portarvi a conoscere quei luoghi che, seppur vicini alle nostre città, sono poco o per niente conosciuti!…e ce ne sono!!!
I ritrovi sono sempre in punti facilmente identificabili e la durata dell’escursione si aggira all’incirca in 1 ora e 30.

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Salto dei Granatieri

“La Granatiera” del Monte Cengio

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ESCURSIONI NELLA STORIA

I luoghi ci parlano, bisogna però saperli ascoltare!

Ogni monte, cima o crinale ha una propria storia ricca di avvenimenti da scoprire.
Non conoscerla vuol dire non apprezzarne il vero valore.

L’escursione

Il Monte Cengio è un massiccio montuoso alto 1354m che si erge sul margine sud occidentale dell’Altopiano dei Sette Comuni.
Ci si arriva agevolmente dall’autostrada Valdastico che conduce fino a Piovene Rocchette; da li seguendo per Asiago, si sale sul “famoso” Costo.
Prima di sbucare a Tresche Conca una deviazione ci fa salire agevolmente fino al parcheggio in cui si può lasciare la macchina per cominciare il sentiero denominato “La Granatiera”.
E’ un percorso storico della lunghezza di circa 6 chilometri e con un dislivello molto contenuto (circa 150 metri).
Da qui la vista spazia su tutta la pianura vicentina e sui massicci montuosi limitrofi come Summano, Novegno, Pasubio ed Altopiano di Folgaria.
La percorrenza è di circa 2 ore.
In più punti il sentiero è molto esposto anche se la larghezza dello stesso lo rende percorribile anche a chi soffre di vertigini.

Perché visitare il Monte Cengio?

Il Monte Cengio ha una importantissima valenza storica, naturalistica e paesaggistica.
Storica perché durante la Grande Guerra fu teatro di cruenti ed epici scontri tra l’esercito Austroungarico e quello Italiano; lungo il percorso infatti si vedono ancora ben conservati numerosi manufatti (camminamenti, gallerie, trincee) risalenti al conflitto. L’intero percorso si snoda su quello che una volta era un effimero camminamento (sentiero di arroccamento) militare, ampliato e reso più agevole nel 1917-1918 dalla 93° Compagnia Minatori.
Naturalistico in quanto in tutte le stagioni possiamo ammirare molte specie di fiori molto particolari. Sia per i luoghi dove riescono a nascere e sopravvivere, sia per le forme ed i colori che essi assumono!
Inutile poi sottolineare che l’orientamento dell’itinerario è tale da permettere una perfetta visuale su tutte le cime circostanti e sulla pianura veneta.
Nelle giornate più terse si arriva a vedere anche il Mar Adriatico.

Qual’è il periodo migliore per visitarlo?

Per le caratteristiche del percorso l’unico periodo dell’anno da evitare tassativamente è l’inverno.
Neve o fondo ghiacciato rendono impossibile e molto pericoloso sia l’arrivo delle macchine al parcheggio, sia il transito a piedi lungo “La Granatiera”.
D’estate il problema maggiore è dato dal sole: nelle giornate con assenza di nuvole è bene munirsi di crema solare e acqua. La vegetazione presente lungo il sentiero è di tipo arbustivo e gli unici ripari dal sole sono dati dalle gallerie e da qualche anfratto roccioso.
Primavera e autunno invece sono le stagioni ideali. Colori e profumi non si sprecano!
Circa a metà del percorso si trova il rifugio “Al Granatiere”: ottimo punto d’appoggio per mangiare qualcosa ma anche, in caso di brutto tempo, come riparo.

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Trans D'Havet TREK

Trans D’Havet TREK: il trekking che ripercorre la 50 miglia delle Piccole Dolomiti

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NUOVO TREKKING

Il più bel trekking tra le rocce della storia

Una fantastica “linea”. Un’intuizione incredibile. Un percorso a fil di cielo che abbraccia in una volta sola tutto l’arco prealpino vicentino.

L’idea

La Trans D’Havet è una delle più belle ed importanti competizioni di Ultra Trail d’Italia e non solo.
Una gara di portata internazionale che attira nomi del calibro di Kilian Jornet.
Affrontarla tutta d’un fiato non è sicuramente cosa da tutti.
Enrico Pollini, quando ha disegnato e percorso per la prima volta il tracciato, ha avuto un intuizione incredibile: un percorso prefetto tra terra e cielo, tra roccia e storia, sul filo di una cresta spartiacque di grande evidenza geografica.
Tanto è bastato per coinvolgere tutto l’Ultrabericus Team nell’organizzare una gara che è subito entrata nella leggenda.
L’itinerario infatti è di quelli “gustosi”: da “leccarsi i baffi”!…un di quei viaggi da fare almeno una volta nella vita!
Qualche tempo fa ho avuto il piacere di parlare proprio con i ragazzi dell’Ultrabericus Team e l’idea nata è stata proprio questa:”ma perchè non rendere questa fantastica cavalcata delle Piccole Dolomiti alla portata di tutti?
Ed è qui che ha inizio il Trans D’Havet TREK…!

Come si articola il Trans D’Havet TREK?

Il percorso originale della Trans D’Havet è quindi stato “spezzato” in 5 sezioni.
L’ideale per riuscire a diluire il dislivello e la distanza ma soprattutto perfetta per godersi gli scorci ed i panorami che caratterizzano questa ancor troppo poco conosciuta zona delle Prealpi Vicentine.
La “prima” di questo trekking è prevista per la fine di giugno: la natura avrà allora rinvigorito i prati ed il sole scaldato l’aria.
Altro punto di forza di questo percorso saranno le strutture che ci ospiteranno per i pernotti o che usufruiremo anche solo come appoggio.
Un’entusiasmante avventura è alle porte…che ne dici: sarai dei nostri?

Perché scegliere proprio questo trekking?

Di motivi ragazzi, ce ne sono un sacco!
Un trekking unico e nuovo nel suo genere! Mai proposto prima!
Una grande avventura, un autentico viaggio con tantissime curiosità sui luoghi che attraverseremo: divertimento, relax, paesaggi, storia, natura…
Di giorno si cammina e la sera…beh, un pò di festa ci sta!
Se potessi partirei già ora!
A breve apriranno le iscrizioni ma ricordatevi: solo 15 posti a disposizione!

Per info, dettagli sul programma e costi non esitate a contattarmi. A breve tutti i dettagli.

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Monte Baffelan

Alla scoperta del Monte Baffelan (1793m)

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CURIOSITA'

Monte Baffelan: tra curiosità, particolarità e storia…

Caposaldo meridionale della catena del “Sengio Alto” il Monte Baffelan è una cima tutta da scoprire: natura, storia e…approfondimenti di ogni sorta non mancano!

Inquadramento geografico:

Il Monte Baffelan (1793m) è la seconda cima, in termini di elevazione, della catena del Sengio Alto.
In termini di notorietà invece se la gioca ad armi pari con il Cornetto.
Il complesso roccioso del Sengio Alto, delimitato a nord da Passo Pian delle Fugazze ed a sud da Passo Campogrosso, separa la pianura vicentina dalla Provincia di Trento.

Curiosità: ma perchè si chiama “Baffelan“?

Innanzitutto è importantissimo dire che i toponimi di questa zona sono stati influenzati dalle popolazioni di origine cimbra.
Chi ha già percorso questi luoghi conoscerà di certo Malga Boffetal (posta lungo le pendici occidentali del Sengio Alto).
Questo termine, che si rifà ai prati che cingono la base della montagna, si è evoluto dall’antico Bolfelant.
Il significato deriva dalle parole tedesche “Wolf” e “Land” ed indicava una “terra infestata dai lupi“.
Questo nome, una volta associato a pascoli e selve, è stato via via trasferito alla cima rocciosa sovrastante la zona, attribuendole appunto il nome “Baffelan“.

La famosa parete est

Visto dalla conca vicentina il Baffelan appare come un maestoso dente che si staglia ardito verso il cielo.
La sua parete est ha rappresentato per lunghi anni il maggior problema alpinistico di queste montagne.
La prima salita la si deve ad Antonio Berti, pioniere dell’alpinismo accademico veneto, ed ai coniugi Gino e Maria Carugati che nel 1908 vinsero la maestosa “lavagna” dolomitica.
Da allora una vasta schiera di alpinisti si sono cimentati con queste rocce (non sempre solide), aprendo itinerari dalle difficoltà talvolta notevoli.
Il Monte Baffelan, per gli amanti di queste cime, resta un’icona; un’attrattiva incontrastata di avventura e bellezza.

Se avete altre domande o se volete ulteriori curiosità: contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri appassionati riscontri.

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Monte Baffelan
Osservatorio austriaco a Monte Creino

Monte Creino: facile escursione sopra il Lago di Garda

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ESCURSIONISMO PER TUTTI

Monte Creino: trincee a picco sul lago!

Il Monte Creino è una bella e facile escursione adatta a tutti.
Alcuni punti esposti fanno si che però i bambini debbano essere assolutamente controllati e tenuti per mano.

Descrizione

Si tratta di un escursione semplice, di mezza giornata che può essere facilmente integrata con una successiva visita a Riva del Garda od Arco per gustarsi un buon gelato.
Il percorso non presenta particolari difficoltà se non l’esposizione che c’è tra l’osservatorio di Monte Creino e la croce di Vetta Stessa. Il tratto è lungo all’incirca 200 metri ma qui i bambini devono assolutamente stare per mano dei genitori.
Da un lato il profondo salto con ai piedi l’abitato di Nago mentre dall’alto un dolce pendio utilizzato dagli agricoltori del posto per coltivare buonissimi ortaggi.

L’escursione completa è percorribile in un paio d’ore.

Perchè fare quest’escursione?

Il Monte Creino, tra le alture nei dintorni dell’alto garda non è sicuramente il più conosciuto e pertanto è sinonimo di tranquillità.
Per di più le fortificazioni restaurate e visitabili aggiungono sicuramente il giusto “pepe”.
Il dislivello è molto contenuto (nell’ordine dei 100-150 metri) ma i paesaggi che si godono dalla croce di vetta e dall’osservatorio sommitale sono fantastici!
Il periodo ideale per visitare questa poco conosciuta altura non la primavera e l’autunno.
D’estate infatti gli alberi presenti non offrono granché riparo dal sole che se forte qui “picchia” parecchio; d’inverno invece il vento o la neve eventualmente ghiacciata potrebbe rendere addirittura pericoloso il tratto più alto dove si passa a filo di cresta.

L’escursione

La nostra escursione parte dal Passo di Santa Barbara. Nei pressi del valico un comodo parcheggio ci permette di lasciare l’auto gratuitamente e di incamminarci subito sul segnavia F18 che parte subito a sinistra guardando l’Hotel Santa Barbara.
Una breve e leggera salita ci fa percorrere il versante sud-est del Monte Creino.
In questo tratto ci sono delle interessantissime opere realizzate dai bambini del posto…veramente molto carine ed originali!
Finito questo inusuale percorso comincia la zona trincerata, saggiamente restaurata che conduce fino all’osservatorio a picco sul Lago di Garda.
Da qui una ripida galleria scalinata porta a diverse cannoniere sottostanti: molto belle da visitare. Il consiglio è di scendere per il sentierino che scende prima dell’osservatorio sulla sinistra per poi risalire dalla galleria, più inclinata e dai gradini spesso resi scivolosi dalle foglie.

Si prosegue quindi fino alla croce di vetta dove un tavolo da picnic può ospitarci benissimo per un pranzo al sacco.
Quest’ultimo breve tratto percorre il filo della cresta del monte: seppur il lato destro sia caratterizzato da dolci campi e coltivazioni, sulla sinistra si apre invece un dirupo di qualche centinaio di metri. Attenzione qui a chi ha bambini o persone che soffrono di vertigini.
Ripartiti dalla croce di vetta possiamo rientrare agevolmente al parcheggio lungo le mulattiere che percorrono questo morbido altopiano o rientrare lungo il percorso di salita.

Qualche cenno sulla Grande Guerra

In questa zona gli Austriaci avevano la necessità di costruire una linea difensiva tale da poter eventualmente arginare l’avanzata dell’esercito italiano. Ciò veniva attuato anche attraverso il monitoraggio delle vie transitabili in direzione Riva del Garda e Rovereto.
Le trincee e i manufatti che possiamo osservare oggi sul Monte Creino sono infatti parte di una linea che spaziava tutta la Val di Gresta.
Furono creati rifugi in caverna, trincee e depositi sotterranei in modo da rendere il sistema difensivo il più indipendente possibile.
Nella zona del Monte Creino non ci furono scontri diretti; tra maggio ’15 e maggio’16 alcune incursioni italiane raggiunsero la Val di Gresta. Sulle postazioni visitabili ad oggi fu comunque attuato il tiro di disturbo delle artiglierie italiane.

Un doveroso ringraziamento va agli Alpini ed al Comune di Ronzo-Chienis per il loro impegno nel recuperare, ricostruire e conservare queste preziose testimonianze della Grande Guerra.

Spero di avervi incuriosito e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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Ciaspolata

Ciaspolate: consigli utili per tutti

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: indicazioni e consigli utili per questa magnifica attività!

Ciaspolare è un’attività che attira sempre più persone. Camminare sulla neve fresca e soffice è infatti un esperienza assolutamente da non perdere!
Qui di seguito trovate dei consigli utili sul come vestirsi.

Ciaspolate: attività per tutti

Camminare in mezzo alla neve soffice con le racchette da neve è un attività che tutti possono fare; per i bambini è consigliata dai 6 anni in su.
Questa attività la si può fare veramente in molteplici situazioni: di notte con la luna, su un morbido pendio in una bella giornata dolomitica o perchè no, al tramonto con i fantastici colori che l’inverno sa regalare.
Per chi si approccia a questo mondo per la prima volta è comunque giusto considerare che la ciaspolata è più impegnativa di una camminata, soprattutto se la neve è fresca.
Le molteplici situazioni che si possono trovare implicano poi anche il saper vestirsi nel modo giusto.

Ciaspolate: come vestirsi allora?

L’attività del ciaspolare non è molto diversa da una normale camminata: bisogna però tenere presente il maggior impegno fisico.
Molti sono i fattori che concorrono alla “situazione” che troveremo durante l’uscita.
E’ quindi opportuno avere vari strati di indumenti in modo da poterli mettere o togliere all’occorrenza.
Il principio del “vestirsi a cipolla” è più che valido e dovremo sempre stare attenti a non sudare.
L’indicazione migliore allora è quella di indossare un intimo termico.
Tutto quello che sta sopra, fino a terminare con una buona giacca a vento, è a discrezione personale.
Un berretto coprente infine vi proteggerà dal freddo (la testa è la parte del corpo da cui disperdiamo calore più rapidamente) e da un eventuale nevicata.

ciaspole - racchette da neve

Che calzature usare?

Per ciaspolare l’unica scarpa consigliata è lo scarponcino da montagna.
Meglio se idrorepellente altrimenti rischiate non solo che vi si bagnino i piedi ma che vi si ghiaccino!
Lo scarponcino risulta quanto mai azzeccato anche perchè con la sua rigidità si “lega”perfettamente” alla ciaspola.
La stessa resterà quindi aderente al piede garantendo un perfetto controllo del mezzo di chi lo indossa.

Assolutamente da evitare invece Moon boot, scarpe da ginnastica e scarpe da città.

Altro vestiario e materiale consigliato

Calzini di ricambio: calzini asciutti possono essere essenziali per mantenere caldo il piede.
Guanti di ricambio: un paio di guanti in più vanno sempre bene; nelle ciaspolate capita non di rado di affondare le mani nella neve: per gioco, necessità o solo per svago.
Occhiali da sole: sia con una giornata assolata che con tempo variabile un filtro in più va sempre bene.
Bastoncini: telescopici, da fondo o da trekking l’importante è che ci diano altri punti d’appoggio sempre utili sia in caso di neve fresca sia in caso di fondo ghiacciato (ricordatevi di innestare le rotelle da neve, più larghe: evitano lo sprofondamento del bastoncino nella neve).
Ghette: per ciaspolate sulla neve fresca sono indicate per ridurre al massimo la possibilità che la neve possa arrivare a bagnare l’interno della scarpa.
The Caldo: bere è sempre fondamentale. Avere una bevanda calda quando il freddo può farsi inteso è molto importante.
Cioccolato o frutta secca: per quanto tranquille, le ciaspolate ci fanno consumare energie; sarà quindi bene prevedere di portarsi in zaino dei viveri per darci le energie necessarie.
Scalda collo: per evitare fastidiosi spifferi e quindi fastidiose infiammazioni alla gola od alle cervicali.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

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