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Consigli utili

Hepatica nobilis

Hepatica nobilis: il fiore che preannuncia la primavera

By | Blog, Consigli utili, Fiori
APPROFONDIMENTI BOTANICI

Hepatica nobilis

nome volgare: erba trinità, erba stella, trifoglio epatico, fegatello

Hepatica nobilis

Morfologia

La pianta è alta dai 5 ai 15 centimetri.
I fiori di colore blu-viola, costituiti da 5-10 petali ovali, sono solitari e del diametro di 1,5-3,5 cm.
All’interno del fiore spiccano piccoli stami biancastri che terminano su un bottone verde chiaro.
Le foglie basali restano spesso vedi fino primavera, sono glabre e formate da tre lobi che presentano una sottilissima peluria sui margini.

Caratteristiche dell’Hepatica nobilis

L’Hepatica nobilis fiorisce tra marzo ed aprile e vive su terreni soffici quali faggete e querceti.
E’ tra le principali specie indicative di un substrato calcareo ed è una pianta presente in tutto il territorio europeo.
I fiori si chiudono la notte od in caso di maltempo.
La fioritura dura circa una settimana ed in questo periodo i petali possono raddoppiare la loro lunghezza.
l’Hepatica è una pianta perenne e costituisce specie protetta.

Hepatica nobilis

Uso e proprietà

Malgrado sia una pianta moto affascinante, l’Hepatica nobilis è un essenza velenosa; a causa di saponine infatti risulta irritante per la pelle e tossica se viene ingerita.
In caso di essiccazione infatti le sostanze presenti deperiscono diventando appunto tossiche.
Attualmente, in omeopatia, vengono usate tinture di foglie fresche contro tracheiti e bronchiti.
In passato invece era usanza creare infusi con le sue foglie ed i fiori per le presunte proprietà disintossicanti sul fegato.

Hepatica nobilis

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Cos’è la zecca?

La zecca, limitando le argomentazioni a quella dei boschi (Ixodes ricinus), è un artropode appartenente alla classe degli arachnidi: per intenderci la stesa di acari, ragni e scorpioni.
Questo piccolo animale di dimensioni molto ridotte (da pochi millimetri ad 1 centimetro a seconda della specie e dello stadio di sviluppo) vive come parassita: necessita infatti di un ospite da cui nutrirsi prelevando forzatamente del sangue.
La sua forma è tondeggiante, leggermente allungata; il capo non è distinguibile dal corpo ed è dotato di un forte apparato boccale (chiamato rostro) con il quale riesce a penetrare la cute dei suoi ospiti.
Le zecche sono uno degli animali più pericolosi presenti nelle nostre zone in quanto possono trasmettere delle malattie che possono portare, nei casi più gravi, alla paralisi ma anche alla morte.

Dove vive?

La zecca la troviamo bene o male in tutto il mondo; ne esistono infatti molte specie: circa 900.
In Italia le specie più rilevanti per l’aspetto sanitario sono appunto Ixodes ricinus (zecca dei boschi) e Rhipicephalus sanguineus (zecca del cane).
L’habitat preferito da questi animaletti sono zone arbustive, incolte e non, con un microclima prevalentemente umido senza però purtropop poter escludere le zone con copertura più rada e clima più caldo.
La loro presenza sul territorio dipende poi dalla disponibilità di ospiti da parassitare: ecco che nelle nostre montagne, colline o campagne, prati, pascoli e boschi possono essere l’ambiente ideale per la loro presenza.
Le zecche si appostano all’estremità dei fili d’erba o dei rami aspettando che passi un ospite; rilevando la presenza di un animale o dell’uomo grazie all’anidride carbonica e/o al calore emesso, passano sull’ospite per poi conficcarvi il rostro.

zecca

Perché è pericolosa?

Parlando di pericolosità della zecca è fondamentale, in primo luogo, capire quali sono le malattie che si possono contrarre.
Le più frequenti sono:

  • la Malattia di Lyme (o Borelliosi);
  • la TBE (o encefalite da zecca).

La Malattia di Lyme può presentarsi solitamente da qualche settimana dopo il morso fino ad anche un mese ed i suoi sintomi possono durare anche anni.
Si manifesta solitamente con un eritema rosso, migrante, di forma circolare; possono essere presenti anche febbre, dolori muscolari, mal di testa, sensazione costante di stanchezza e, nel peggiore dei casi, anche problemi neurologici o di natura cardiaca.
La TBE invece è una malattia più subdola: nel 70% dei casi si rileva un’infezione asintomatica.
Nei restanti casi, entro pochi giorni dal morso e fino ad un mese, potranno manifestarsi dapprima sintomi simili a quelli legati al Morbo di Lyme e poi, dopo una fase di latenza di un paio di settimane, disturbi più importanti afferenti il sistema nervoso centrale.

E’ giusto però dire che queste patologie vengono trasmesse da zecche infette e fortunatamente non tutte le zecche presenti nei nostri territori sono portatrici di queste malattie!

Come posso evitare di essere punto dalla zecca?

La dimensione e la vasta distribuzione delle zecche non aiuta di certo.
Ci sono però delle regole di base da seguire per evitare di essere punti.
Eccone qualcuna:

  • evitare i terreni incolti o con erbe alte soprattutto nel periodo di maggior attività di questo animale che va da marzo fino ad ottobre
  • indossare esclusivamente pantaloni lunghi e coprire prevalentemente le estremità inferiori
  • utilizzare indumenti di colore chiaro così da facilitarne l’individuazione prima che arrivino alla cute
  • effettuare un controllo visivo frequente: sia su noi stessi che sui nostri compagni di escursione
  • al termine dell’escursione effettuare un nuovo controllo visivo reiterandolo anche in doccia
  • se in macchina abbiamo un cambio completo, scuotere gli indumenti che ci siamo appena tolti e riporli in un sacchetto il più possibile mantenendolo isolato dal resto dell’attrezzatura e del materiale; una volta arrivati a casa metterli subito a lavare
  • prima dell’escursione avere cura di trattare i nostri amici a 4 zampe con sostanze acaro-repellenti

Ad oggi sono anche disponibili nei negozi specializzati, specifici prodotti repellenti.

Pinzette rimuovi zecche

Cosa fare in caso di puntura?

Se veniamo punti da una zecca la prima cosa da fare è mantenere la calma: nessun allarmismo ma TEMPESTIVITA’!
In caso di rimozione dell’animale nelle prime 24 ore dal morso possiamo già ridurre del 90% la possibilità di contagio (che avviene attraverso il rigurgito della saliva dell’animale nel nostro organismo).
Ecco ora le poche e semplici regole da seguire:

  • utilizzando un apposita pinzetta (quella per le ciglia non va bene!), cercare di afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute; imprimiamo un leggero movimento rotatorio e la zecca verrà rimossa facilmente
  • dopo l’estrazione disinfettare la cute
  • assicurarsi di aver rimosso anche il rostro (in caso negativo recarsi al pronto soccorso per essere estratto con un ago sterile)
  • distruggere la zecca: se possibile bruciarla
  • cominciare a tener monitorato il proprio stato di salute e le eventuali manifestazioni
  • informare il proprio medico curante

Cosa invece non bisogna assolutamente fare?

  • mai usare olii, acqua a qualsiasi altra sostanza liquida per tentare di rimuovere la zecca; pensando di affogarla ne stimoleremo invece il rigurgito, aumentando potenzialmente le probabilità di contagio
  • nel rimuovere l’animale non schiacciarne mai il corpo
  • evitate di toccare la zecca con le mani nel tentativo di rimuoverla

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CONSIGLI UTILI

Processionaria: un pericolo da evitare!

Per un escursionismo consapevole

processionaria

Cos’è la processionaria?

La processionaria (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto: precisamente un lepidottero della famiglia Notodontidae.
Vive comunemente anche nei nostri territori e la sua fama è purtroppo legata alla sua pericolosità.
E’ uno degli insetti più distruttivi delle nostre foreste e prende il suo nome dall’abitudine caratteristica di muoversi in fila, formando una vera e propria “processione”.
La processionaria è un insetto pericoloso sia per l’uomo che per i cani: anche il solo contatto può infatti provocare gravi lesioni!

Dove vive?

L’areale della processionaria si estende dall’Europa meridionale, all’oriente e fino a giungere anche all’Africa settentrionale.
L’insetto colpisce poi più facilmente il pino nero, senza però disdegnare in qualche caso anche pino silvestre, larice e cedro.
Mentre d’estate la processionaria la trascorre come bozzolo sotto circa 15 centimetri di terra, nel mese di agosto le falene cominciano ad emergere dal terreno per cercare la pianta giusta per deporre le uova. Le prime larve nascono circa dopo 4 settimane.
Malgrado le dimensioni siano veramente molto modeste (1-3cm) la potenti mandibole riescono già ad incidere i duri aghi del pino.
Non appena spolpato il ramo si muovono verso un nuovo nutrimento.
Ad ottobre costituiscono poi un nido, simil seta, in cui si rifugeranno l’intero inverno.
In primavera poi la processionaria riprende l’attività (solitamente da marzo ad aprile), formando le file che tutti noi conosciamo, per andare alla ricerca del luogo adatto per tessere il bozzolo.
Una volta interrata la crisalide può restarvi per un mese ma di frequente questo periodo può prolungarsi anche per più anni.

Procesionaria del pino

Perché è pericolosa?

La processionaria è pericolosa perché i suoi peli, quando si trova nello stato di bruco, sono fortemente urticanti.
Sia per l’uomo sia per i nostri amici a 4 zampe.
Nell’uomo, se i peli della processionaria entrano a contatto con la nostra pelle, avviene il rilasci di istamina; nel caso più lieve ci sarà una reazione urticante mentre per casi più seri potrà subentrare anche lo shock anafilattico!
E’ assolutamente da evitare il contatto dei peli con occhi, mucose (ingestione) o con le vie respiratorie.
Nel caso del cane invece, il contatto provoca una vera e propria necrosi del tessuto cellulare.
Ecco qualche sintomo per riconoscere se il nostro cane è entrato a contatto con i peli della processionaria:

  • salivazione acuta
  • ingrossamento della lingua
  • perdita di vivacità
  • vomito e/o diarrea
  • rifiuto del cibo
  • febbre
  • necrosi dei tessuti

Come posso evitare di imbattermi nella processionaria?

Sicuramente la prima indicazione è quella di cercare di evitare le zone dove, in precedenza, abbiamo già avuto modo di notare il nido di questi insetti.
Chiaramente, come detto anche nei paragrafi precedenti, il periodo più a rischio è quello compreso tra la primavera e l’estate.
Cercate quindi di evitare le zone in cui il pino nero è presente con maggior frequenza.
Se vi muovete con il vostro amico a 4 zampe tenetelo al guinzaglio e fate molta attenzione a dove leccano ed annusano.
Se vedete una fila di processionarie evitate di pestarle: i peli verrebbero inevitabilmente dispersi nell’aria con anche una possibile amplificazione dell’effetto di contatto.

nido di processionaria

Cosa fare in caso di puntura?

Innanzi tutto la prima cosa da fare è risciacquare il prima possibile la parte venuta a contatto con i peli della processionaria.
Se il problema riguarda l’uomo li consiglio è di chiamare il 118 o il medico: sapranno guidarvi nelle successive fasi dell’eventuale terapia.
Se il problema invece si manifesta sul vostro cane, indossate dei guanti e fate dei lavaggi, sulla parte interessata, con acqua e bicarbonato; anche acqua può andare bene. La mossa successiva sarà però recarsi con la massima urgenza da un veterinario.

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Montagna e neve: un bellissimo connubio ma attenzione!

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Ciaspolata sulla neve

Escursioni in montagna con la neve?

La montagna in inverno se è coperta da una bella coltre di neve ha sicuramente il suo fascino.
La neve è attesa da tutti: grandi e piccini che o sugli sci o con le ciaspole o con le slitte, non vedono l’ora di potersi divertire!
Quando ci si muove in montagna però è sempre buona norma avere in mente cosa vogliamo fare e soprattutto porsi la domanda “posso farlo“?
E’ giusto infatti, ogni qualvolta si prevede di uscire dalle aree controllate, capire che rischi troveremo.
Le valanghe infatti non perdonano! A volte cadono anche su percorsi in cui non ci saremo mai immaginati!
Approfondiamo allora un pochino la tematica…

Cose da sapere su neve e valanghe

Anche se siamo abituati a credere che la neve sia solo neve, in realtà questo materiale è in continua evoluzione: metamorfismo costruttivo e distruttivo fan si che all’interno del manto nevoso siano presenti vari strati, ognuno con determinate caratteristiche fisico-meccaniche: alcuni a più debole coesione altri a forte coesione.
I pendii coperti dalla neve possono essere poi suddivisi secondo l’inclinazione: la frequenza più alta di caduta di valanghe la si ha dai 25 ai 45°.
Ciò non vuol dire affatto però che sopra o sotto tali inclinazioni le valanghe non si generino!
Vi sono molti fattori che influenzano il manto nevoso e la probabilità della caduta di valanghe.
Alcune di queste si staccano spontaneamente (solitamente su pendii molto acclivi) altre per sovraccarichi.
Questi fenomeni poi possono essere di piccole o grandi dimensioni; una valanga definita “piccola” ( lunghezza minore di 100 m e volumi inferiori ai 1000m³) può tranquillamente seppellire ed uccidere una persona.
Sulla neve quindi…vietato scherzare!

Le regole di base per un escursione in sicurezza

Detto che il pericolo zero non esiste neanche dentro le mura domestiche, vediamo quelle che sono le regole da adottare per valutare al meglio un escursione:

  1. informarsi, se possibile, circa l’evoluzione del manto nevoso nell’ultimo periodo;
  2. consultare i Bollettini Valanghe (Veneto, AINEVA) emessi dagli organi preposti;
  3. programmare l’itinerario (se le condizioni lo permettono) in funzione della scala di pericolo ed in funzione della propria preparazione; non dare per scontato che i sentieri “estivi” siano transitabili;
  4. dire sempre a qualcuno dove andiamo e che tempistiche prevediamo;
  5. portare sempre con se il cellulare carico o con il power bank ed installate l’applicazione GeoResQ; usate per ogni attività la giusta attrezzatura.

Nel caso in cui non abbiate un ottima conoscenza della neve e delle sue dinamiche è assolutamente sconsigliato muoversi al di fuori delle strade battute.
Già in caso di MODERATO pericolo valanghe (grado 2) serve una valutazione locale su eventuali zone pericolose.
Se non siete sicuri chiedete alle guide di zona (potete consultare l’albo all’interno del sito del Collegio Regionale Guide Alpine Veneto o nei reciproci collegi d’appartenenza).
Sono persone che in montagna vivono la maggior parte del tempo della loro giornata e saranno sempre disponibili a darvi preziose indicazioni utili.

Tre Cime di Lavaredo in inverno

Tiriamo un po’ le somme…

Spero di avervi sensibilizzato sul fatto che sulla neve bisogna veramente prestare attenzione a quel che si fa!
Per se ma anche per gli altri che potrebbero essere coinvolti involontariamente da un evento da voi generato.
Credo che umiltà sia una parola che in questo contesto ci voglia!
Bisogna essere umili e saper dire “no, non so…quindi non rischio“.
Umili perché a volte anche i migliori possono essere tratti in inganno.
Umili e tornare a casa per aver la possibilità di rifare quella gita quante altre volte vorremo.

Ciaspolata sulla neve
Rifugio Lavaredo

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Come fare lo zaino?

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Le regole di base per uno zaino perfetto!

Organizzazione degli spazi e leggerezza.

Castel di Moschesin

Il compagno di mille avventure

Per chi frequenta la montagna lo zaino è ormai un qualcosa di indissolubile.
Un compagno fedele a cui affidarsi in ogni escursione o trekking.
Anche se tutti noi l’abbiamo indossato almeno una volta nella vita, organizzarlo e portarsi le cose necessarie per le attività previste non è così banale.
Vediamo allora le due regole di base per fare lo zaino a regola d’arte.

Organizzazione

Quando camminiamo sui sentieri per ore o qualche giorno l’organizzazione dello zaino è fondamentale.
Avere le cose sparse o non riposte nel giusto modo infatti a volte fa perdere un sacco di tempo.
Il primo principio da seguire è di mettere le cose che meno usiamo verso il fondo: sacco a pelo, cambio per la notte, ciabatte…tutto quello che sapremo di usare solo la sera va riposto alla base.
Poi vengo le cose di medio utilizzo: fornellino, viveri e quant’altro.
Sopra vanno invece gli indumenti che possiamo indossare quando arriviamo in vetta, i guanti se fa fretto e solitamente acqua e frutta secca.
Se lo zaino dispone di tasche laterali fate attenzione a distribuire bene i carichi: la vostra schiena ringrazierà.
Infine, oltre ad un copri zaino per le giornate uggiose, vi consiglio di mettere il vestiario dentro a dei sacchetti di plastica: ciò vi permetterà di mantenerli asciutti anche se il copri zaino dovesse venir meno.

Solo il necessario

La vita in città molto spesso ci porta a ritenere essenziali molte cose che invece non lo sono.
La montagna in questo aiuta…per i trekking e le vostre uscite allenatevi a portare con voi solo lo stretto necessario.
Scoprirete che la semplicità è un ottima compagna di vita.
Se dovete camminare per uno o più giorni l’essenziale è costituito da un piccolo beauty per l’igiene personale (mi raccomando: solo prodotti biodegradabili naturali), il cambio dei vestiti e dell’intimo, indumenti anti pioggia, il necessario per bere e mangiare e qualcosa per comunicare con il mondo esterno in caso di necessità.
Più saprete essere essenziali e più il vostro cammino si farà leggero e la vostra esperienza indimenticabile.
Uscire dall’abitudine rende liberi!

zaino
Novegno - Giulio Nicetto

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Ramponi, ramponcini o ciaspole?

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Facciamo un po’ di chiarezza…

Ogni materiale per il suo utilizzo.

Ciaspolare

Cosa sono i ramponi, i ramponcini (o catenelle) e le ciaspole?

Ognuno dei materiali summenzionati è un valido ausilio per chi la montagna la frequenta anche d’inverno.
E’ giusto però sapere che ognuno di essi ha un uso ben preciso.
Uso che, se non effettuato correttamente, può esporre l’escursionista a rischi veramente elevati.
La montagna infatti non fa sconti e se non la si consce bisogna vere l’umiltà di desistere o chiedere a chi ne sa di più.
Ecco allora queste brevi righe per capire come usare i vari materiali in funzione dell’attività che andiamo a fare.

I ramponi

Quando si parla di ramponi si intende un attrezzo che trova applicazione nella pratica dell’alpinismo.
Sono generalmente costituiti da più punte metalliche tenute assieme da una leggera intelaiatura di metallo o da cinghie.
Di ramponi ne esistono molti tipi: da ghiaccio con due punte frontali o mono punta, più leggeri per un alpinismo non legato al mondo del verticale, con attacco rapido o semi automatico…
Come potete ben capire ce ne sono veramente molti modelli.
La cosa però fondamentale è che il loro uso è riservato a chi pratica l’alpinismo; vengono impiegati quindi su pendii ripidi, molto spesso in abbinata con le picche (o picozze) e sono attrezzi che necessitano di una formazione specifica.

I ramponcini (o catenelle)

Il principio costruttivo dei ramponcini (volgarmente detti anche catenelle) è lo stesso dei ramponi.
Punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate.
Rispetto ai fratelli maggiori però ciò che fa la differenza sono la grandezza delle punte (solitamente di dimensioni che non superano il mezzo centimetro) ed il sistema d’aggancio.
Questi due fattori fan si che l’impiego di questi materiali sia limitato ad un terreno prettamente pianeggiante o con pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino tratto troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da delle cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la vostra stabilità.

Ramponcini

Le ciaspole

Se l’utilizzo dei ramponi e ramponcini sono legati al mondo del ghiaccio o terreno ghiacciato, le ciaspole sono invece un attrezzatura che più si confà al mondo della neve: meglio ancora se è fresca.
Le ciaspole infatti sono costituite da una parte basculante dove lo scarpone viene agganciato e da una base più estesa, a formare come uno sci corto e largo che evita al ciaspolatore di affondare sulla neve.
Anch’esse nella parte inferiore sono dotate di piccole punte d’acciaio e da punte frontali montate anteriormente alla base basculante dell’attrezzo.
Ciò ne consente l’utilizzo anche nei tratti ghiacciati e su terreni innevati con pendenze moderate.
L’ingombro di quest’attrezzo però non è da sottovalutare: come si fa con le pinne bisogna, nei cambi di direzione e soprattutto in “retromarcia” fare molta attenzione.

ciaspole - racchette da neve
ciaspole - racchette da neve

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temporale - Giulio Nicetto

I temporali in montagna: come evitare le situazioni di pericolo

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MONTAGNA SICURA

Come comportarsi in caso di temporali in montagna?

Pochi e semplici consigli per sapere come comportarsi nel caso di fenomeni temporaleschi.

Cos’è il temporale?

Il temporale, in meteorologia, potremo definirlo come un fenomeno atmosferico caratterizzato dalla presenza di pioggia, vento e spesso anche da fulmini.
Mentre i primi due fattori non sono particolarmente rischiosi, la folgorazione rappresenta un grave pericolo per l’uomo.
I temporali, favoriti da un alto gradiente termico, si verificano spesso nella stagione estiva.
Sono caratterizzati da nuvole a sviluppo verticale chiamate cumulonembi che si creano quando l’atmosfera è instabile.
A distanza si riconoscono facilmente per la loro forma cilindrica; la base risulta appiattita mentre la sommità, che può raggiungere altezze di 12.000 metri, ha uno sviluppo che spesso ricorda la forma di un incudine.
Questa particolare nuvola si forma prevalentemente nelle ore più calde.

I fulmini

Ne abbiamo parlato brevemente sopra. Ma cosa sono in realtà i fulmini?
I fulmini sono scariche di corrente elettrica che scorrono, grazie ad un elevata differenza di potenziale, tra nuvola e terreno.
La loro formazione è facilitata se la distanza tra le due parti è piccola; ecco che, quando ci sono temporali in montagna, è meglio evitare le cime!
Essendo poi che le cariche elettriche si distribuiscono con maggior frequenza sulle superfici appuntite sarà meglio evitare anche luoghi come torrioni, creste ed alberi più elevati rispetto alla copertura del bosco.
Anche oggetti di natura metallica (buona conducibilità elettrica) possono attirare i fulmini; nei percorsi che prevedono il transito al di sopra del limite del bosco non trascuriamo neanche l’utilizzo della mountain bike e del cellulare!
Ricordiamoci poi che la folgorazione può essere anche indiretta: la corrente dispersa dal suolo dopo che un albero è stato colpito da un fulmine può propagarsi anche per 30 metri!

Alba

Come comportarsi allora in caso di temporale?

Diciamo innanzitutto che per minimizzare i rischi connessi a questi fenomeni violenti è sempre buona norma partire per le vostre escursioni alla mattina di buon ora!
I giorni precedenti al’escursione monitorate attentamente le previsioni meteo e non fatevi prendere dalla voglia di “dover fare”.
Il più bravo alpinista è quello che torna a casa…

Se poi invece il temporale vi sorprende in montagna ecco qualche precauzione per minimizzare il rischio:

  • evitare creste, cime, croci e qualsiasi rialzo vi ponga sulla linea della “minor distanza” tra terreno e nuvola;
  • non ripararsi mai sotto alberi isolati o che superano l’altezza del bosco; se l’albero invece è all’interno di un bosco fitto e la sua cima resta al di sotto delle cime degli altri alberi potrebbe essere un luogo sicuro;
  • evitare luoghi umidi con forte presenza d’acqua;
  • allontanarsi da pareti verticali;
  • se avete oggetti metallici allontanatevi da essi almeno una 50-ina di metri;
  • non utilizzare il cellulare: spegnetelo!

E’ preferibile poi accovacciarsi a terra tenendo la testa tra le ginocchia sedendosi non per terra ma sullo zaino.
Se ci sono grotte o gallerie potete usarle come riparo se non sono in prossimità di creste; non dovete però restare all’ingresso (entrate il più possibile) e state attenti a non toccare la roccia.

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: indicazioni e consigli utili per questa magnifica attività!

Ciaspolare è un’attività che attira sempre più persone. Camminare sulla neve fresca e soffice è infatti un esperienza assolutamente da non perdere!
Qui di seguito trovate dei consigli utili sul come vestirsi.

Ciaspolate: attività per tutti

Camminare in mezzo alla neve soffice con le racchette da neve è un attività che tutti possono fare; per i bambini è consigliata dai 6 anni in su.
Questa attività la si può fare veramente in molteplici situazioni: di notte con la luna, su un morbido pendio in una bella giornata dolomitica o perchè no, al tramonto con i fantastici colori che l’inverno sa regalare.
Per chi si approccia a questo mondo per la prima volta è comunque giusto considerare che la ciaspolata è più impegnativa di una camminata, soprattutto se la neve è fresca.
Le molteplici situazioni che si possono trovare implicano poi anche il saper vestirsi nel modo giusto.

Ciaspolate: come vestirsi allora?

L’attività del ciaspolare non è molto diversa da una normale camminata: bisogna però tenere presente il maggior impegno fisico.
Molti sono i fattori che concorrono alla “situazione” che troveremo durante l’uscita.
E’ quindi opportuno avere vari strati di indumenti in modo da poterli mettere o togliere all’occorrenza.
Il principio del “vestirsi a cipolla” è più che valido e dovremo sempre stare attenti a non sudare.
L’indicazione migliore allora è quella di indossare un intimo termico.
Tutto quello che sta sopra, fino a terminare con una buona giacca a vento, è a discrezione personale.
Un berretto coprente infine vi proteggerà dal freddo (la testa è la parte del corpo da cui disperdiamo calore più rapidamente) e da un eventuale nevicata.

ciaspole - racchette da neve

Che calzature usare?

Per ciaspolare l’unica scarpa consigliata è lo scarponcino da montagna.
Meglio se idrorepellente altrimenti rischiate non solo che vi si bagnino i piedi ma che vi si ghiaccino!
Lo scarponcino risulta quanto mai azzeccato anche perchè con la sua rigidità si “lega”perfettamente” alla ciaspola.
La stessa resterà quindi aderente al piede garantendo un perfetto controllo del mezzo di chi lo indossa.

Assolutamente da evitare invece Moon boot, scarpe da ginnastica e scarpe da città.

Altro vestiario e materiale consigliato

Calzini di ricambio: calzini asciutti possono essere essenziali per mantenere caldo il piede.
Guanti di ricambio: un paio di guanti in più vanno sempre bene; nelle ciaspolate capita non di rado di affondare le mani nella neve: per gioco, necessità o solo per svago.
Occhiali da sole: sia con una giornata assolata che con tempo variabile un filtro in più va sempre bene.
Bastoncini: telescopici, da fondo o da trekking l’importante è che ci diano altri punti d’appoggio sempre utili sia in caso di neve fresca sia in caso di fondo ghiacciato (ricordatevi di innestare le rotelle da neve, più larghe: evitano lo sprofondamento del bastoncino nella neve).
Ghette: per ciaspolate sulla neve fresca sono indicate per ridurre al massimo la possibilità che la neve possa arrivare a bagnare l’interno della scarpa.
The Caldo: bere è sempre fondamentale. Avere una bevanda calda quando il freddo può farsi inteso è molto importante.
Cioccolato o frutta secca: per quanto tranquille, le ciaspolate ci fanno consumare energie; sarà quindi bene prevedere di portarsi in zaino dei viveri per darci le energie necessarie.
Scalda collo: per evitare fastidiosi spifferi e quindi fastidiose infiammazioni alla gola od alle cervicali.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

Siete curiosi di vedere le mie proposte? .....cliccate qui

ciaspolata sulla neve

Voglia di ciaspolate? Si grazie: ma attenzione!

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: un’attività molto bella ma che merita attenzione!

L’outdoor sta prendendo molto piede anche nella veste invernale. Le attività proposte sono sempre tante e svariate. Ma ci si può fidare davvero di tutti?
Vi propongo qualche riga interessante sulla situazione in Italia.

Ciaspolate: cosa sono?

Iniziamo dal principio. Ciapolare significa procedere su terreno innevato mediante l’uso di racchette da neve (=ciaspole).
Il gesto tecnico in se è una lieve evoluzione della camminata. Dovremmo quindi cercare di muoverci normalmente ma con l’accortezza dello strumento che abbiamo ai piedi.
Nelle ciaspolate, soprattutto per chi ci si approccia per la prima volta, è giusto considerare che ci sono delle avvertenze da considerare e che uscire con un esperto minimizza sicuramente il rischio di infortuni.

Che itinerari si possono percorrere?

La natura delle ciaspole fa si che sia agevolata la progessione sia su neve fresca sia su terreni più compatti.
Ci sono varie tipologie di ciaspole in commercio ed ognuna prevede un uso specifico. Se dove te acquistarne quindi state il più possibile su una configurazione “polivalente”.

Gli itinierari che si possono percorrere sono i più vari ma bisogna essere anche consapevoli dei limiti dello strumento.
Che le utilizziate di giorno in un’assolata ciaspolata dolomitica o di sera con la luna o sotto un mare di stelle l’importante è non esagerare e non andare dove invece ci vorrebbero picozza e ramponi.
Le ciaspolate vanno programmate su terreni per lo più pianeggianti o con modeste inclinazioni.
Trasgredire a questa semplice ma essenziale regola molto spesso comporta la chiamata al soccorso alpino…quindi da evitare assolutamente!

Possono venirvi in aiuto gli ormai numerosi manuali in materia ma nulla sarà mai come avere una guida professionista: garantirà sicurezza, divertimento e vi farà vedere la montagna con occhi diversi!

ciaspolare

Quale ciaspolata scegliere?

Come vi dicevo poco sopra, le proposte oggigiorno sono le più svariate.
Ce ne sono di tutti i tipi e dai prezzi svariati.
L’assunto però è uno e vi dico questo non per interesse ma per vostra sicurezza.

Per scegliere la ciaspolata più adatta a voi, innanzitutto cercate l’itinerario che vi ispira di più e verificatene l’impegno ed il dislivello richiesto in funzione della vostra preparazione.
Il secondo passo nella valutazione è capire se l’evento proposto è fatto da una persona abilitata o meno; da cosa capirlo?
Ogni professionista della montagna (Guide Alpine, Aspiranti Guide Alpine ed Accompagnatori di Media Montagna) ha obbligatoriamente un tesserino di riconoscimento “targato” Collegio delle Guide Alpine. Ogni altra pseudo figura/associazione si faccia pagare per organizzare una ciaspolata sappiate sta compiendo il reato di abuso di professione (punibile penalmente).

Per correttezza e per ovviare a qualsiasi sospetto vi dico anche che gli Accompagnatori di Media Montagna possono svolgere l’attività coadiuvati da una Guida Alpina o da un Aspirante Guida Alpina; questo perchè l’attività su terreno innevato è esclusiva di queste ultime due figure.
Ciò non tanto per “casta” o per interessi, come in questo periodo insistono a dire in tanti, ma esclusivamente perchè tutte le altre figure non hanno ricevuto alcuna formazione in questo particolare tipo di ambiente (e nessuno ne ha rilevato le effettive capacità).

Ad oggi l’Accompagnatore di Media Montagna che ha frequentato il modulo neve può proporre e realizzare ciaspolate all’esterno ma non in Italia. Questo in base ad una legge che si sta cercando di modificare anche in accordo con le amministrazioni.

L’ultimo parametro di valutazione è il costo: indicativamente i professionisti vendono le loro proposte dai 15 ai 25€ a persona.
Sono prezzi indicativi. Se siete dubbiosi chiamate la guida di riferimento e chiedetegli ogni dettaglio: saranno ben felici di spiegarvi tutta la logistica nonchè i  servizi compresi nel prezzo e quelli non.

Ma se non ho le ciaspole come faccio?

Niente paura. Le guide professioniste sono persone che in montagna ci vivono tutti i giorni e per questo conoscono anche le strutture ed i negozi che possono fornirvi questi attrezzi.
Vi indirizzeranno quindi verso quelle strutture che sanno lavorare meglio. Molto spesso tra professionisti ed attività di noleggio possono esserci delle convenzioni in base alle quali potrete anche ottenere una riduzione del costo di noleggio.

In alternativa potete recarvi presso il vostro negozio di fiducia e comprarle o noleggiarle.
In entrambi i casi cercate sempre la soluzione che più si avvicina alle vostre esigenze.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

Siete curiosi di vedere le mie proposte? .....cliccate qui

ciaspolata sulla neve