Privacy Policy admin, Autore presso Giulio Nicetto - Pagina 2 di 6
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Ciaspolata

Ramponi, ramponcini o ciaspole?

By Blog, Consigli utili
ESCURSIONISMO INVERNALE

Facciamo un po’ di chiarezza…

Ogni materiale per il suo utilizzo.

Ciaspolare

Cosa sono i ramponi, i ramponcini (o catenelle) e le ciaspole?

Ognuno dei materiali summenzionati è un valido ausilio per chi la montagna la frequenta anche d’inverno.
E’ giusto però sapere che ognuno di essi ha un uso ben preciso.
Uso che, se non effettuato correttamente, può esporre l’escursionista a rischi veramente elevati.
La montagna infatti non fa sconti e se non la si consce bisogna vere l’umiltà di desistere o chiedere a chi ne sa di più.
Ecco allora queste brevi righe per capire come usare i vari materiali in funzione dell’attività che andiamo a fare.

I ramponi

Quando si parla di ramponi si intende un attrezzo che trova applicazione nella pratica dell’alpinismo.
Sono generalmente costituiti da più punte metalliche tenute assieme da una leggera intelaiatura di metallo o da cinghie.
Di ramponi ne esistono molti tipi: da ghiaccio con due punte frontali o mono punta, più leggeri per un alpinismo non legato al mondo del verticale, con attacco rapido o semi automatico…
Come potete ben capire ce ne sono veramente molti modelli.
La cosa però fondamentale è che il loro uso è riservato a chi pratica l’alpinismo; vengono impiegati quindi su pendii ripidi, molto spesso in abbinata con le picche (o picozze) e sono attrezzi che necessitano di una formazione specifica.

I ramponcini (o catenelle)

Il principio costruttivo dei ramponcini (volgarmente detti anche catenelle) è lo stesso dei ramponi.
Punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate.
Rispetto ai fratelli maggiori però ciò che fa la differenza sono la grandezza delle punte (solitamente di dimensioni che non superano il mezzo centimetro) ed il sistema d’aggancio.
Questi due fattori fan si che l’impiego di questi materiali sia limitato ad un terreno prettamente pianeggiante o con pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino tratto troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da delle cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la vostra stabilità.

Ramponcini

Le ciaspole

Se l’utilizzo dei ramponi e ramponcini sono legati al mondo del ghiaccio o terreno ghiacciato, le ciaspole sono invece un attrezzatura che più si confà al mondo della neve: meglio ancora se è fresca.
Le ciaspole infatti sono costituite da una parte basculante dove lo scarpone viene agganciato e da una base più estesa, a formare come uno sci corto e largo che evita al ciaspolatore di affondare sulla neve.
Anch’esse nella parte inferiore sono dotate di piccole punte d’acciaio e da punte frontali montate anteriormente alla base basculante dell’attrezzo.
Ciò ne consente l’utilizzo anche nei tratti ghiacciati e su terreni innevati con pendenze moderate.
L’ingombro di quest’attrezzo però non è da sottovalutare: come si fa con le pinne bisogna, nei cambi di direzione e soprattutto in “retromarcia” fare molta attenzione.

ciaspole - racchette da neve
ciaspole - racchette da neve

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Ciaspolata

Ciaspolate: consigli utili per tutti

By Blog, Consigli utili
ESCURSIONISMO INVERNALE

Ciaspolate: indicazioni e consigli utili per questa magnifica attività!

Ciaspolare è un’attività che attira sempre più persone. Camminare sulla neve fresca e soffice è infatti un esperienza assolutamente da non perdere!
Qui di seguito trovate dei consigli utili sul come vestirsi.

Ciaspolate: attività per tutti

Camminare in mezzo alla neve soffice con le racchette da neve è un attività che tutti possono fare; per i bambini è consigliata dai 6 anni in su.
Questa attività la si può fare veramente in molteplici situazioni: di notte con la luna, su un morbido pendio in una bella giornata dolomitica o perchè no, al tramonto con i fantastici colori che l’inverno sa regalare.
Per chi si approccia a questo mondo per la prima volta è comunque giusto considerare che la ciaspolata è più impegnativa di una camminata, soprattutto se la neve è fresca.
Le molteplici situazioni che si possono trovare implicano poi anche il saper vestirsi nel modo giusto.

Ciaspolate: come vestirsi allora?

L’attività del ciaspolare non è molto diversa da una normale camminata: bisogna però tenere presente il maggior impegno fisico.
Molti sono i fattori che concorrono alla “situazione” che troveremo durante l’uscita.
E’ quindi opportuno avere vari strati di indumenti in modo da poterli mettere o togliere all’occorrenza.
Il principio del “vestirsi a cipolla” è più che valido e dovremo sempre stare attenti a non sudare.
L’indicazione migliore allora è quella di indossare un intimo termico.
Tutto quello che sta sopra, fino a terminare con una buona giacca a vento, è a discrezione personale.
Un berretto coprente infine vi proteggerà dal freddo (la testa è la parte del corpo da cui disperdiamo calore più rapidamente) e da un eventuale nevicata.

ciaspole - racchette da neve

Che calzature usare?

Per ciaspolare l’unica scarpa consigliata è lo scarponcino da montagna.
Meglio se idrorepellente altrimenti rischiate non solo che vi si bagnino i piedi ma che vi si ghiaccino!
Lo scarponcino risulta quanto mai azzeccato anche perchè con la sua rigidità si “lega”perfettamente” alla ciaspola.
La stessa resterà quindi aderente al piede garantendo un perfetto controllo del mezzo di chi lo indossa.

Assolutamente da evitare invece Moon boot, scarpe da ginnastica e scarpe da città.

Altro vestiario e materiale consigliato

Calzini di ricambio: calzini asciutti possono essere essenziali per mantenere caldo il piede.
Guanti di ricambio: un paio di guanti in più vanno sempre bene; nelle ciaspolate capita non di rado di affondare le mani nella neve: per gioco, necessità o solo per svago.
Occhiali da sole: sia con una giornata assolata che con tempo variabile un filtro in più va sempre bene.
Bastoncini: telescopici, da fondo o da trekking l’importante è che ci diano altri punti d’appoggio sempre utili sia in caso di neve fresca sia in caso di fondo ghiacciato (ricordatevi di innestare le rotelle da neve, più larghe: evitano lo sprofondamento del bastoncino nella neve).
Ghette: per ciaspolate sulla neve fresca sono indicate per ridurre al massimo la possibilità che la neve possa arrivare a bagnare l’interno della scarpa.
The Caldo: bere è sempre fondamentale. Avere una bevanda calda quando il freddo può farsi inteso è molto importante.
Cioccolato o frutta secca: per quanto tranquille, le ciaspolate ci fanno consumare energie; sarà quindi bene prevedere di portarsi in zaino dei viveri per darci le energie necessarie.
Scalda collo: per evitare fastidiosi spifferi e quindi fastidiose infiammazioni alla gola od alle cervicali.

Spero di esservi stato utile e se avete dubbi o domande contattatemi. Sarò felice di potervi dare altri spassionati riscontri utili.

Siete curiosi di vedere le mie proposte? .....cliccate qui

Ciaspolata sulla neve

Le 5 regole di base per un escursione sulla neve in sicurezza

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ESCURSIONISMO INVERNALE

Montagna e neve: un bellissimo connubio ma attenzione!

Per un escursionismo consapevole

Ciaspolata sulla neve

Escursioni in montagna con la neve?

La montagna in inverno se è coperta da una bella coltre di neve ha sicuramente il suo fascino.
La neve è attesa da tutti: grandi e piccini che o sugli sci o con le ciaspole o con le slitte, non vedono l’ora di potersi divertire!
Quando ci si muove in montagna però è sempre buona norma avere in mente cosa vogliamo fare e soprattutto porsi la domanda “posso farlo“?
E’ giusto infatti, ogni qualvolta si prevede di uscire dalle aree controllate, capire che rischi troveremo.
Le valanghe infatti non perdonano! A volte cadono anche su percorsi in cui non ci saremo mai immaginati!
Approfondiamo allora un pochino la tematica…

Cose da sapere su neve e valanghe

Anche se siamo abituati a credere che la neve sia solo neve, in realtà questo materiale è in continua evoluzione: metamorfismo costruttivo e distruttivo fan si che all’interno del manto nevoso siano presenti vari strati, ognuno con determinate caratteristiche fisico-meccaniche: alcuni a più debole coesione altri a forte coesione.
I pendii coperti dalla neve possono essere poi suddivisi secondo l’inclinazione: la frequenza più alta di caduta di valanghe la si ha dai 25 ai 45°.
Ciò non vuol dire affatto però che sopra o sotto tali inclinazioni le valanghe non si generino!
Vi sono molti fattori che influenzano il manto nevoso e la probabilità della caduta di valanghe.
Alcune di queste si staccano spontaneamente (solitamente su pendii molto acclivi) altre per sovraccarichi.
Questi fenomeni poi possono essere di piccole o grandi dimensioni; una valanga definita “piccola” ( lunghezza minore di 100 m e volumi inferiori ai 1000m³) può tranquillamente seppellire ed uccidere una persona.
Sulla neve quindi…vietato scherzare!

Le regole di base per un escursione in sicurezza

Detto che il pericolo zero non esiste neanche dentro le mura domestiche, vediamo quelle che sono le regole da adottare per valutare al meglio un escursione:

  1. informarsi, se possibile, circa l’evoluzione del manto nevoso nell’ultimo periodo;
  2. consultare i Bollettini Valanghe (Veneto, AINEVA) emessi dagli organi preposti;
  3. programmare l’itinerario (se le condizioni lo permettono) in funzione della scala di pericolo ed in funzione della propria preparazione; non dare per scontato che i sentieri “estivi” siano transitabili;
  4. dire sempre a qualcuno dove andiamo e che tempistiche prevediamo;
  5. portare sempre con se il cellulare carico o con il power bank ed installate l’applicazione GeoResQ; usate per ogni attività la giusta attrezzatura.

Nel caso in cui non abbiate un ottima conoscenza della neve e delle sue dinamiche è assolutamente sconsigliato muoversi al di fuori delle strade battute.
Già in caso di MODERATO pericolo valanghe (grado 2) serve una valutazione locale su eventuali zone pericolose.
Se non siete sicuri chiedete alle guide di zona (potete consultare l’albo all’interno del sito del Collegio Regionale Guide Alpine Veneto o nei reciproci collegi d’appartenenza).
Sono persone che in montagna vivono la maggior parte del tempo della loro giornata e saranno sempre disponibili a darvi preziose indicazioni utili.

Tre Cime di Lavaredo in inverno

Tiriamo un po’ le somme…

Spero di avervi sensibilizzato sul fatto che sulla neve bisogna veramente prestare attenzione a quel che si fa!
Per se ma anche per gli altri che potrebbero essere coinvolti involontariamente da un evento da voi generato.
Credo che umiltà sia una parola che in questo contesto ci voglia!
Bisogna essere umili e saper dire “no, non so…quindi non rischio“.
Umili perché a volte anche i migliori possono essere tratti in inganno.
Umili e tornare a casa per aver la possibilità di rifare quella gita quante altre volte vorremo.

Ciaspolata sulla neve
Rifugio Lavaredo

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Alberi schiantati

Tempesta Vaia: tra problemi ed opportunità

By Blog, Consigli utili
PER NON DIMENTICARE

Vaia: dai danni alla ripresa

Per capire cos’è successo e cosa accadrà

La devastazione lascaiata dalla Tempesta Vaia

Capire cos’è successo…

Parlando del fenomeno fine a se stesso la Tempesta Vaia è stato un evento perturbativo che si è verificato nel nord-est italiano a fine ottobre del 2018.
Questo particolare fenomeno che ha portato sulla penisola italiana un saccatura di origine atlantica ha provocato nelle regioni interessate piogge persistenti già a partire dal 26 ottobre.
In soli 3 giorni, la stazione di rilevamento di Forni di Sotto (Longarone) ha registrato ben 870 mm di pioggia. Un vero record se si pensa che l’ARPAV stima la precipitazione annua in Veneto in circa 1104mm.
Oltre a queste piogge che in molti paesi veneti, trentini, lombardi e friulani hanno provocato dissesti idro-geologici si è innescato un secondo fenomeno altrettanto importante ed intenso; un vento caldo proveniente da sud-est (scirocco) ha soffiato per diverse ore con velocità che ha raggiunto punte di 200km/h.
Ciò ha determinato lo schianto di molti alberi al suolo: intere vallate distrutte, spianate, come se un rullo compressore avesse abbattuto ogni cosa.

I danni provocati da Vaia

L’evento in se, come detto in precedenza, ha creato danni sia dal punto di vista del dissesto idro-geologico, sia per quanto attiene alla natura.
Per meglio analizzare il “dopo” bisogna però differenziare gli effetti: alcuni immediatamente identificabili, altri meno.
I Serrai di Sottoguda con l’azione di distruttiva dell’acqua o le distese di alberi abbattuti in Val di Fiemme o in Altopiano di Asiago sono solo la parte emersa di uno sconvolgimento che è avvenuto, forse in maniera maggiore, anche ad un livello di più difficile analisi e comprensione.
La parte “sommersa”, l’ambito difficilmente analizzabile con completezza è rappresentato proprio dalle interazioni tra le forme di vita che compongono la natura stessa: regno animale e vegetale infatti sono strettamente correlati; l’articolazione di entrambi è talmente complessa da rendere impossibile una trattazione completa in questa sede.
La cosa importante che però è importante sottolineare è la vastità delle interazioni che sono state modificate.
Vaia, volenti o nolenti, ha segnato uno spartiacque tra ciò che esisteva prima e ciò che esiste oggi.
Il nostro compito ora?…cercare di mantenere un corretto equilibrio “calzato” su misura su ogni territorio coinvolto.

Marcesina dopo la tempesta Vaia

Gli effetti di Vaia sulla flora

I dati ufficiali parlano di circa 8,7 milioni di metri cubi di legname abbattuti su una superficie di circa 40000 ettari.
Un quantità incredibile se si pensa anche alla rapidità del fenomeno.
La specie arborea maggiormente interessata da Vaia è stata l’abete rosso: essenza sempreverde dalle radici superficiali.
Ad oggi le imprese boschive, italiane ed estere stanno lavorando assiduamente per esboscare maggior legname possibile anche se non tutti i territori interessati dalla tempesta sono facilmente raggiungibili.
Se da un lato nei prossimi anni si configura una vera e propria sfida nel mantenere sotto controllo alcuni fenomeni legati ad attacchi di insetti come il Bostrico (Ips typographus: insetti che con l’aumento del legname “morto” vanno in sovrapopolazione ed attaccano anche le piante sane) dall’altro ci sarà l’opportunità per attuare rimboschimenti e/o nuove gestioni delle aree boschive.
Le zone che hanno visto “aperture” evolveranno con un diverso sviluppo del sottobosco: cosa che sta già avvenendo nel concreto e che fa ben sperare nella ripresa di quell’equilibrio che la natura, in tempi più o meno celeri, raggiunge sempre.

E la fauna?

Certo è che ci sono aspetti interessanti da considerare anche in merito gli animali i cui areali insistono nei territori interessati dal passaggio della tempesta Vaia.
Il tema impone massima cautela (la variabilità sul territorio è molto alta) ma se da una lato non si sono riscontrare morie particolari è altrettanto vero che dall’altro i vari habitat si sono notevolmente modificati.
Partiamo dal concetto che ogni animale vive dove le condizioni glielo permettono: caprioli, volpi, cervi, rapaci, salamandre (ne nomino solo alcuni)…ogni singola specie “usa” una nicchia ecologica ben precisa.
Le aperture verificatesi dopo Vaia, guardando al bicchiere mezzo pieno, potrebbero quindi portare ad un rinnovamento forestale; per esempio, potremmo tra qualche anno registrare un incremento dei tetraonidi come il gallo cedrone o il gallo forcello ma non solo; anche i più famosi ungulati come capriolo e cervo potrebbero essere avvantaggiati.
Il condizionale però è d’obbligo!
Ciò che è certo è che la natura cerca sempre di tornare in equilibrio motivo per cui il rispetto per essa e per i suoi tempi è d’obbligo.

Camion che raccoglie tronchi di alberi

Qualche curiosità

Prendendo la quantità di legname che si ritiene sia stato schiantato dalla tempesta Vaia ed assumendo che:

  • la resa dello stesso, come legname da opera, sia del 60%
  • si vogliano ricavare tavole da 2,5 cm di spessore

potremo ricoprire metà della superficie della laguna di Venezia.

Per quanto invece riguarda il nome dato all’evento, lo stesso è stato attribuito dal fratello di Vaia Jakobs.
In Europa esiste un servizio a pagamento per cui si possono assegnare i nomi ai vari eventi meteorologici.

natura ferita

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escursione serale a Campogrosso

L’autunno

Come ogni anno l’estate passa in fretta…le ferie sembrano già un lontano ricordo e le vacanze natalizie ancora troppo lontane!
Non disperate però: l’autunno è una delle più belle stagioni se volete viere delle fantastiche escursioni in montagna.
Le temperature cominciano ad abbassarsi come anche l’umidità nell’aria; ecco che ci aspettano terse giornate e colori incredibili.
In questa stagione la natura si prepara all’inverno ma lo fa regalandoci ciò che di meglio ha da offrire!
Non scoraggiatevi quindi: è appena iniziata la stagione più bella per andare in montagna!

La flora

Alberi e vegetazione che fino ad ora si erano illuminati di un verde inteso cominciano a virare di colore.
La variazione del fotoperiodo infatti impone ad ogni essenza di rallentare la propria attività.
Ecco allora che dal larice al faggio, tutte le piante cominciano a colorarsi di tonalità che vanno dal giallo al rosso intenso.
Le foglie si colorano sempre più fino a formare un quadro d’insieme di una bellezza disarmante.
Il verde degli abeti (sempreverdi) aumenta ancor di più la varietà cromatica.
Il risultato non può essere che una tavolozza di colori incredibili, assolutamente da non perdere!

Foliage autunnale

La fauna

L’ambiente in cui viviamo non è fatto solo di piante ma anche di animali.
Anche per loro l’autunno è un momento particolare; per alcuni corrisponde poi anche con il periodo degli amori.
E’ il caso del camoscio e del cervo: il primo molto più confidente verso l’uomo si lascerà osservare con più tranquillità. Il secondo invece sarà molto più apprezzabile per il suo inconfondibile richiamo; il termine tecnico per identificare il richiamo del cervo maschio è BRAMITO, un termine che sicuramente avete già sentito. “Tradotto” nella realtà il bramito è un verso particolarissimo simile quasi ad un ruggito ma più profondo.
Questa vocalizzazione è esclusiva dei soli esemplari maschi in quanto gli stessi si sfidano tra loro per riuscire poi a creare un proprio harem e quindi riprodursi.

Cervo nel bramito

Il meteo

Se quanto detto fin qui non vi ha ancora convinto a vivere la montagna anche in autunno non posso non citare il fattore meteorologico.
Le temperature è vero: cominciano ad abbassarsi. Con una maglia od una giacca in più in zaino però tutto si risolve facilmente.
Grazie alla minor umidità nell’aria la stessa offre solitamente delle giornate molto terse permettendoci di assaporare panorami incredibili.
Gli stessi colori del tramonto e dell’alba si scaldano dando vita a veri e propri quadri in cui sono rappresentati quasi tutti i colori percepibili dall’occhio umano.
Iniziano anche ad esserci i fenomeni di inversione termica che danno vita al suggestivo “mare di nuvole”.
I temporali sono sicuramente meno frequenti ed anche la media dei giorni piovosi in questo periodo diminuisce.
Cosa aspettate allora ad andare in montagna???

Ed autunno sia…

Insomma, avete capito che l’autunno è la stagione che preferisco.
Ogni minuto che passo nella natura diventa indimenticabile.
La montagna in questo periodo si spopola del turismo di massa e si riescono veramente ad assaporare momenti che vi resteranno le cuore!

Nuvole su Riva del Garda

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Lago Federa vicino al rifugio Croda da Lago

Rifugio Croda da Lago

By Rifugi

Un luogo magico in cui il Rifugio Croda da Lago ed il Lago Fedéra sono i protagonisti di una natura mozzafiato.

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Sciliar e Catinaccio

Altezza

2046 m

Pernotto

camere e camerate

Copertura cell

assente (a 500m verso nord)

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Croda da Lago è posizionato in una location incantevole: il vicino Lago Fedèra, le erte pareti del Croda da Lago, del Becco di Mezzodì…ideale non solo per chi vuole fare escursioni o trekking ma anche per gli appassionati di fotografia.
Il rifugio è accogliente e spazioso.
Al primo piano sono dislocate le camere i bagni e la doccia (a pagamento con un gettone) mentre al secondo piano ci sono le camerate.
La scala per salire in camerata è un po’ ripida ma basta fare un po’ di attenzione.
Al rifugio fanno delle buonissime torte quindi…non potete non assaggiarle se passate di la!

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Al Rifugio Croda da Lago si mangia bene!
Porzioni adatte a chi intraprende un cammino di anche più giorni, senza però esagerare con le quantità.
Menù alla carta ricco e curato.
Per chi invece pernotta è previsto un menù fisso.

Altre info utili

Altre informazioni

Il Rifugio Croda da Lago, sorge nelle immediate vicinanze del Lago Fedèra.
Un piccolo specchio d’acqua che molto spesso col tramonto o con l’alba si accende di mille colori.
Solitamente si sale al rifugio dalla strada che sale a Passo Giau od arrivando dal Mondeval.
Per i meno allenati è comunque possibile salire anche grazie ad un servizio navetta.

Contatti

Contatti

tel. rifugio: 0436862085
mail: crodadalago@dolomiti.org
sito: http://crodadalago.it/

Rifugio Passo Santner

By Rifugi

Rifugio Passo Santner: toccare il cielo con un dito

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Sciliar e Catinaccio

Altezza

2734 m

Pernotto

camerate

Copertura cell

totale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Dormire al rifugio Passo Santner è una di quelle esperienze da mettere assolutamente in programma.
Ubicato proprio sul bordo del Catinaccio, a fiano delle Crode di Re Laurino, gode di una vista incredibile.
La struttura è piccola ed accogliente: ideale per tutti coloro che cercano dei momenti di vero relax in un ambiente comunque non scontato.
I gestori poi, Michael e Romina, ti accolgono come si accoglie un amico a casa: gentili, sorridenti e sempre disponibili!
La salita a questo rifugio però dev’essere fatta con attenzione: nell’itinerario più facile ci sono comunque 4 brevi tratti dove per la progressione in sicurezza è stato installato un cavo metallico. Soprattutto poi per la discesa e a maggior ragione in caso di pioggia è necessario avere un passo sicuro.

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Michael e Romina hanno saputo reinventare i piatti della tradizione.
Ingredienti per lo più locali ma assemblati in chiave moderna! Tradotto???…è il rifugio dove ho mangiato meglio finora!
Malgrado la difficoltà nel portare in quota cibo e bevande al Rifugio Passo Santner si mangia bene: sia come qualità che come quantità!
Assolutamente da provare!

Altre info utili

Altre informazioni

Il Rifugio Passo Santner è stato riaperto nel 2019 dopo anni di chiusura.
La sua capienza massima è di 12 posti suddivisi in 2 camerate da 6 persone: in una ci sono 2 file di letti a castello a tre livelli mentre nell’altra ci sono 2 livelli con 3 letti affiancati.
Il bagno è esterno…ci si deve un po’ adattare ma del resto qui si vive un esperienza unica!
Il rifugio è raggiungibile solo nella stagione estiva.

Contatti

Contatti

tel. rifugio: 337 1435665
mail: info@santnerpass.com
sito: http://santnerpass.com/it/

Rifugio Revolto

By Rifugi

Rifugio Revolto: la porta d’accesso al Carega ed al parco regionale della Lessinia

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Carega

Altezza

1336 m

Pernotto

camere o camerate

Copertura cell

parziale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Autenticità, simpatia e prodotti genuini.
Il Rifugio Revolto, posto nell’alta Val d’Illasi, è il punto di partenza ottimale per chi vuole salire il versante veronese del gruppo del Carega.
Posto alle porte del Parco Regionale della Lessinia è un luogo incredibilmente ricco di biodiversità e di angoli remoti tutti da scoprire.
La frequentazione, tralasciati i periodi feriali del mese di agosto, non è mai troppo invasiva.
Ciò permette di programmare un escursione in tranquillità godendo spesso della presenza di molti animali.

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Cibo e bibite qui non mancano!
L’ospitalità veneta è pienamente rappresentata dai ragazzi che portano avanti l’attività del Rifugio Revolto.
Ottimo anche per cene frugali quando si vuole scappare dall’afa della pianura.

Altre info utili

Altre informazioni

Ottima base di partenza per escursioni di tutti i tipi che vogliono salire al massiccio del Carega, lato veronese.
La zona è paesaggisticamente molto bella e ricca di un sacco di biodiversità.
E’ aperto anche nel periodo invernale dal mercoledì alla domenica dalle ore 8 alle 18.

Contatti

Contatti

tel. rifugio: 0457 847021
mail: rifugiorevolto@gmail.com
sito: www.rifugiorevolto.com

Rifugio Bolzano

By Rifugi

Rifugio Bolzano: un castello tra le nuvole

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Sciliar e Catinaccio

Altezza

2457 m

Pernotto

camere o camerate

Copertura cell

totale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Bolzano fin dal primo sguardo appare in tutta la sua essenza.
Isolato su verdi prati sull’Altopiano dello Sciliar è un luogo dal fascino indiscusso.
Qui si respira ancora il vero spirito del rifugio: un po’ spartano forse ma molto più vero di tanti “hotel” in alta quota.
Il rifugio offre comode stanze e camerate con anche la possibilità di poter soggiornare con il proprio cane.
La cucina è buona e tipica anche se forse non troppo abbondante.
Ottimo però se si pensa che è un vero rifugio in cui tutti gli approvvigionamenti sono fatti mezzo teleferica.
Il personale è gentile e disponibile.
Dal Monte Pez, 30 minuti sopra il rifugio si godono dei tramonti mozzafiato!

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Il cibo è ottimo e nel pieno rispetto della tradizione altoatesina.
I piatti sono veramente gustosi anche se le porzioni non sono tra le più abbondanti!
Idem per la colazione.

Altre info utili

Altre informazioni

Pur essendo in una zona spettacolare il rifugio non è mai così pieno come i più rinomati rifugi vicini.
Ideale per respirare un po’ di tranquillità e relax ammirando scorci da togliere il fiato.
Il rifugio è raggiungibile solo nella stagione estiva.

Contatti

Contatti

tel. rifugio: 0471 612024
mail: info@schlernhaus.it

Rifugio Alpe di Tires

By Rifugi

Rifugio Alpe di Tires: struttura fantastica ed accogliente

Caratteristiche della struttura

alcuni parametri relativi al rifugio
Gruppo montuoso

Sciliar e Catinaccio

Altezza

2440 m

Pernotto

camere o camerate

Copertura cell

totale

Permanenza

L’esperienza in rifugio

Il Rifugio Alpe di Tires è una di quelle strutture che quando ci arrivi dici “woooow”!
E’ stato intatti recentemente rinnovato: non solo nell’aspetto ma anche negli interni.
Offre varie soluzioni di pernotto inclusa la possibilità di soggiornare con il vostro cane: in questo caso bisognerà prenotare per tempo una camera doppia.
Orari di cena e colazione sono conformi al luogo e l’atmosfera che si respira è quella di aver staccato dal tram tram quotidiano.
La posizione del rifugio è ottima: in pochi minuti d’estate si può godere delle luci dell’alba che sale da est e che illumina le pareti del Sassolungo e del Sassopiatto.
Al rifugio Alpe di Tires si arriva comodamente dall’Alpe di Siusi come anche dal Rifugio Bolzano o dal Catinaccio.
I prezzi sono giusti e si sta veramente bene!
La doccia è a gettoni da richiedere in reception.

Cibo e bevande

Mangiare in rifugio

Al Rifugio Alpe di Tires il cibo è veramente ottimo!
A partire dai piatti più classici per finire ai buonissimi dolci!
Cena e colazione in servizio di HB sono giusti come quantità: è possibile infatti scegliere tra più opzioni da un menù fisso.
Colazione altrettanto buona e personale gentile e competente.

Altre info utili

Altre informazioni

Durante i periodi di alta stagione è opportuno prenotare per tempo.
La struttura può essere un ottimo punto di appoggio per traversate verso lo Sciliar o verso il Catinaccio.
Con un costo modesto (10€) c’è la possibilità di soggiornare anche con il cane.

Contatti

Contatti

tel. rifugio:  0471 727958
mail: info@tierseralpl.com
sito: www.tierseralpl.com

 

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